Rivelazione di Gesù Cristo, al quale Dio la consegnò per mostrare ai suoi servi le cose che dovranno accadere tra breve. Ed egli la manifestò, inviandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni, il quale attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto. (Apocalisse 1:1-2)

 2026/10/19


270. Il Vangelo di Giovanni e il sacerdozio della Nuova Alleanza: distinzione e discernimento III

Come abbiamo visto nella precedente riflessione, Paolo aveva compreso che la visione beatifica consisteva nel cogliere intuitivamente il Vangelo. Al di là di tale intuizione vi era la missione ricevuta da Gesù di fondare una Chiesa a Roma. Egli inviò a Timoteo il messaggio in codice del «mantello». Timoteo, comprendendone l’intento, si recò a Roma accompagnato da Pietro e Marco (cfr. blog n. 238). Così, nel futuro degli apostoli riuniti a Roma, c’erano i fedeli che avrebbero avuto tra le mani il Nuovo Testamento completo. Lì è preparata la via per il compimento della liturgia eucaristica. Se all’inizio della liturgia della Parola viene letto il Vangelo che proclama la verità, se questa viene poi meditata attraverso gli Atti degli Apostoli e le Lettere, e se la verità viene consolidata nella memoria dei fedeli attraverso l’omelia del sacerdote, allora i fedeli possono crescere come il vino nuovo che fermenta in otri nuovi. A tutto ciò si unisce la realtà della ricezione dell’Eucaristia, che dona la vita ai fedeli, e così essi partecipano all’esperienza di perfetta unione con Cristo. Qui si manifesta l’immagine dei fedeli guidati dallo speciale «discernimento» dello Spirito Santo. 

Questo speciale «discernimento» permette ai fedeli di comprendere che, per opera dello Spirito Santo, le parole di Gesù possono rendersi liberamente presenti ogni tempo. Il Vangelo di Giovanni e l’Apocalisse hanno espresso questa realtà attraverso l’immagine della «sorgente». Nel Vangelo di Giovanni, il riferimento alla «sorgente» si trova nel capitolo 4, nella scena del dialogo con la donna samaritana. Gesù disse alla donna: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,13-14). La donna samaritana chiese immediatamente: «Signore, ... dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua» (4,15). Ma Gesù non rispose a questa richiesta, le fece invece capire di aver compreso la sua vera natura (cfr. Gv 4,16-18) e la aiutò a superare il giudizio sul bene e sul male, affinché potesse far emergere da sé il suo vero desiderio (cfr. Gv 4,19-22). 

Nella scena successiva, Gesù disse alla donna samaritana: «Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano» (Gv 4,23). Affinché noi credenti possiamo diventare veri adoratori del Padre «in spirito e verità», come indicano queste parole, dobbiamo innanzitutto prestare attenzione all’espressione «in spirito e verità». Ciò indica che il presupposto è la collaborazione con lo Spirito Santo. A tal fine, dobbiamo imparare a «distinguere» noi stessi, nella nostra volontà di collaborare con lo Spirito Santo, dalle «informazioni umane». Inoltre, le parole di Gesù «Ma viene l'ora - ed è questa» rivelano che il futuro descritto nell’affermazione «in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità» si è attualizzato proprio nel momento in cui Gesù stava dialogando con la donna samaritana. 

Si tratta dello stesso fenomeno, sebbene in senso inverso rispetto al momento in cui il sacerdote di oggi pronuncia le parole di Gesù pronunciate durante l’istituzione dell’Eucaristia: «Fate questo in memoria di me» (Lc 22,19); in quel momento, infatti, il momento in cui Gesù prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede agli apostoli si attualizza nel presente. La donna samaritana al cospetto di Gesù e noi oggi al cospetto del Santissimo Sacramento condividiamo la stessa esperienza. La speciale «discernimento» guidato dallo Spirito Santo ci insegna e ci fa comprendere che le parole di Gesù, per opera dello Spirito Santo, attualizzano liberamente ogni tempo. Inoltre, questo speciale «discernimento» risveglia i fedeli alla realtà che la liturgia eucaristica è il Regno di Dio. Affinché ciò sia possibile, Gesù chiede a chi si avvicina a Dio di non occuparsi del giudizio sul bene e sul male. Giudicare il bene e il male è infatti la manifestazione del fatto che l’uomo ha assimilato le «informazioni umane» facendone la propria conoscenza. 

Le parole di Gesù hanno la forza di rendersi liberamente presenti in ogni tempo per opera dello Spirito Santo. Pertanto, lo Spirito Santo può invitare i fedeli a collaborare con Lui. L’Apocalisse lo descrive come una «fonte»: ivi è raffigurata la sorgente da cui lo Spirito Santo guida i fedeli verso un speciale «discernimento». Questa sorgente sostiene la routine quotidiana del credente che, uscito dalla celebrazione eucaristica, si avvia nuovamente verso la celebrazione successiva. «E Colui che sedeva sul trono disse: "Ecco, io faccio nuove tutte le cose". E soggiunse: "Scrivi, perché queste parole sono certe e vere". E mi disse: "Ecco, sono compiute! Io sono l'Alfa e l'Omèga, il Principio e la Fine. A colui che ha sete io darò gratuitamente da bere alla fonte dell'acqua della vita. Chi sarà vincitore erediterà questi beni; io sarò suo Dio ed egli sarà mio figlio» (Ap 21,5-7). 

«Erediterà questi beni» significa che il credente acquisisce la forza ciclica della formazione dell’Apocalisse, ereditando l’essenza di Colui che è «l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine». L’esercizio di leggere e ascoltare l’Apocalisse crea nella memoria del credente una conoscenza implicita della «rivelazione di Gesù Cristo» (Ap 1,1) e lo rende colui che «custodiscono le cose che vi sono scritte» (1,3). Inoltre, sostiene profondamente la memoria di coloro che desiderano collaborare con lo Spirito Santo. La visione beatifica così ricevuta è concreta e costruisce un rapporto di fiducia con il Padre celeste; tale percezione fa sì che il credente si renda conto di essere «colui che ha sete» della piena unione con Cristo. Questa consapevolezza attira fortemente il credente nella routine quotidiana che lo conduce alla liturgia eucaristica, dove può bere gratuitamente dalla fonte dell’acqua della vita. È lì che si realizza la parola: «Io sarò suo Dio ed egli sarà mio figlio». 

Maria K. M.


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