Rivelazione di Gesù Cristo, al quale Dio la consegnò per mostrare ai suoi servi le cose che dovranno accadere tra breve. Ed egli la manifestò, inviandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni, il quale attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto. (Apocalisse 1:1-2)

 2026/06/01

250. Il Vangelo di Giovanni e il sacerdozio della Nuova Alleanza: una retrospettiva e il secondo segno

La riflessione iniziata con il tema “Il Vangelo di Giovanni e il sacerdozio della Nuova Alleanza” si è soffermata a lungo sugli aspetti correlati alla scena del dialogo tra Gesù e la donna samaritana, descritta nel capitolo 4, poiché in essa veniva trasmesso un contenuto estremamente denso riguardo al sacerdozio del Nuovo Testamento. Ripercorrendo il cammino compiuto fin qui, si può osservare che il Vangelo di Giovanni si apre, fin dal prologo del primo capitolo, con un contesto che richiama alla mente la Genesi, invitando il lettore a ricordare ciò che è accaduto tra Dio e l’uomo sin dalla creazione del cielo e della terra, durante l’Antica Alleanza. Lo scopo è ricondurre il lettore all'origine della creazione dell’uomo, mostrando che, fin dall'inizio, esisteva il disegno di Dio; il desiderio di celebrare insieme agli uomini il settimo giorno, quello che egli aveva consacrato con il suo riposo, benedetto e santificato al compimento della creazione del cielo, della terra e di tutte le cose, formando progressivamente gli uomini affinché giungessero ad adorarlo «in spirito e verità» (Gv 4,24). Per questo Dio attese il momento in cui Giovanni il Battista, legittimo erede del sacerdozio dell’Antico Testamento, perché, come ultimo dei profeti, preparasse la via al compimento del suo disegno salvifico.

Giovanni il Battista continuò a profetizzare che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, sarebbe apparso pubblicamente al mondo, sarebbe diventato la luce del mondo mediante lo Spirito Santo e avrebbe instaurato il sacerdozio della Nuova Alleanza. Attraverso le parole di Giovanni Battista, il lettore ha potuto apprendere che lo Spirito Santo discende sugli uomini, del battesimo con l’acqua e del battesimo mediante lo Spirito Santo. Qui viene rivelato un fatto sorprendente: tra i primi discepoli, chiamati da Gesù mentre pescavano, come riportato nei Vangeli sinottici, c’erano alcuni che erano già stati formati come discepoli di Giovanni Battista. Nel capitolo 2, dopo aver accennato al suo Sangue e al suo Corpo, Gesù, nel capitolo 3, rivela l’opera dello Spirito Santo. Infatti, è lo Spirito Santo che rende permanente ed efficace lo stato che Gesù avrebbe realizzato sulla croce, affinché: «chiunque crede in lui [il Figlio dell’uomo]abbia la vita eterna» (Gv 3,15).

Proprio come in questo mondo l’opera dello Spirito Santo è diventata visibile grazie a Gesù, che era Dio e uomo, così Dio ha desiderato la collaborazione dell’uomo nell’opera dello Spirito Santo. A tal fine, Gesù è venuto dal Padre portando con sé il sacerdozio della Nuova Alleanza da conferire al popolo della Nuova Alleanza, da Lui chiamato. Il sacerdozio della Nuova Alleanza viene affidato in modo particolare nella memoria dei credenti maschi, affinché lo Spirito Santo possa liberamente richiamarlo e renderli ministri al servizio della vita di ogni essere umano nato da una donna. Nell’ultima profezia di Giovanni Battista, riportata alla fine del capitolo 3, si intravede la figura del sacerdote che, celebra la Messa in collaborazione con lo Spirito Santo divenendone la voce, le mani e i piedi. Egli assiste lo Spirito Santo, lo Sposo, nell'accogliere e far emergere dalla memoria del sacerdote ordinato il sacerdozio della Nuova Alleanza, raffigurato come la Sposa. Il sacerdote, svuotato di sé stesso, ascolta la voce dello Spirito Santo e ne gioisce profondamente. Per questo egli comprende certamente il significato delle parole di Giovanni il Battista: «Lui deve crescere; io, invece, diminuire». 

«Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: "Non sono io il Cristo", ma: "Sono stato mandato avanti a lui". Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l'amico dello sposo, che è presente e l'ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire» (Gv 3,27-30). 

Il capitolo 4 del Vangelo di Giovanni si conclude menzionando «Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea» (Gv 4,54). Questo segno avvenne nella scena in cui Gesù esaudì la richiesta di un funzionario del re che lo pregò di guarire suo figlio in fin di vita (cfr. 4,43-54). Riguardo a questo segno, nel post n. 208 di questo blog ne ho parlato sulla base della Lettera agli Ebrei, quindi vi invito a fare riferimento a quello. 

L’autore della Lettera agli Ebrei afferma: «La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio. Per fede, noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sicché dall'invisibile ha preso origine il mondo visibile» (Eb 11,1-3). Successivamente, illustra brevemente la storia dei personaggi dell’Antico Testamento che furono riconosciuti da Dio grazie a questa fede (cfr. 11,4-38) e conclude come segue: «Tutti costoro, pur essendo stati approvati a causa della loro fede, non ottennero ciò che era stato loro promesso: Dio infatti per noi aveva predisposto qualcosa di meglio, affinché essi non ottenessero la perfezione senza di noi» (11,39-40). 

Il funzionario del re era convinto che Gesù avrebbe «guarito suo figlio». Per questo non si lasciò scoraggiare dalle parole di Gesù: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete» (Gv 4,48), ma disse subito: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia» (4,49). Era certo di ciò che sperava e cercò di confermare il fatto, che ancora non poteva vedere, che Gesù avrebbe guarito il bambino. Infatti, in seguito verificò che l'ora in cui Gesù aveva detto: «Va', tuo figlio vive» (4,50) coincideva con l'ora in cui il bambino fu guarito (cfr. 4,51-53). Il Vangelo conclude quindi: «Credette lui con tutta la sua famiglia» (4,54). Essi erano il modello di fede dell’Antico Testamento che «fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede». Tuttavia, pur essendo riconosciuti da Dio per quella fede, non ottennero ciò che era stato promesso. 

Ciò che viene indicato come «promesso» è ciò che l’autore della Lettera agli Ebrei definisce in seguito «qualcosa di meglio»: «Dio infatti per noi aveva predisposto qualcosa di meglio, affinché essi non ottenessero la perfezione senza di noi». Questo «qualcosa di meglio» è il sacerdozio della Nuova Alleanza. Alle nozze di Cana di Galilea, il primo segno compiuto da Gesù, che trasformò l'acqua in vino in risposta alla richiesta di sua madre, la quale gli aveva fatto presente che il vino era venuto a mancare, costituisce un'allusione all'Eucaristia (cfr. 2,1-11). Il Vangelo afferma infatti:: «Questo, a Cana di Galilea, fu l'inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui» (2,11). In quel momento, i discepoli si limitavano a seguire Gesù. Ciò andava oltre la fede dell’Antico Testamento, che consisteva nel «fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede». 

Maria K. M.


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