Rivelazione di Gesù Cristo, al quale Dio la consegnò per mostrare ai suoi servi le cose che dovranno accadere tra breve. Ed egli la manifestò, inviandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni, il quale attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto. (Apocalisse 1:1-2)

 2026/10/05

268. Il Vangelo di Giovanni e il sacerdozio della Nuova Alleanza: distinzione e discernimento II

Quando Dio creò l’uomo nella Genesi, lo creò come essere fisico dotato di potere, ricchezza e autorità affinché potesse manifestare «la nostra immagine» (Gen 1,26) (cfr. blog n. 252); fu creato in modo tale che, in condizioni normali, la spontaneità del suo corpo fisico fosse collegata alla «spontaneità di Dio (l’alito di vita)» — che gli fu infuso per manifestare «la nostra somiglianza» (Ibid.) — attraverso la sua «conoscenza umana» e per mezzo della «Parola (l’Albero della Vita)». L’uomo può collaborare con lo Spirito Santo solo quando si è costituito l’insieme formato dal «alito di vita» + «albero della vita» + «conoscenza umana» + «corpo creato a «nostra immagine»». Nel Libro della Genesi si legge: «Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome» (2,19); questo passo descrive il momento in cui l’uomo collaborò per la prima volta con lo Spirito Santo. 

In seguito, con la comparsa di una seconda persona, si manifestò l’«informazione umana». L’uomo è fortemente attratto da questa «informazione umana», che può diventare  buona o cattiva a seconda di chi la riceve. Il giudizio sul bene e sul male fa emergere il desiderio di trascendenza di sé, e l’euforia che ne deriva lo fa cadere nell’illusione di essere diventato come Dio. Nel Libro della Genesi, Dio disse: «Ecco, l'uomo è diventato come uno di noi quanto alla conoscenza del bene e del male. Che ora egli non stenda la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva per sempre!» (Gn 3,22), e scacciò l’uomo, proteggendo il sentiero che conduceva all’«albero della vita». Se l’uomo assimila le «informazioni umane» che entrano nella propria memoria senza «distinguere», trasformandole nella propria «conoscenza umana», quest’ultima, ormai  impregnata di «informazioni umane» supererà l’«albero della vita» per connettersi con l’«alito di vita», rendendo impossibile il mantenimento integro della sfera spirituale. L’uomo ha così perso l’opportunità di collaborare con lo Spirito Santo. 

Noi credenti di oggi abbiamo trovato, grazie a Gesù Cristo, la via che conduce all’«albero della vita» e ci è stata concessa nuovamente l’opportunità di collaborare con lo Spirito Santo. Se riusciamo a invocare il nome del Padre celeste, come ci ha insegnato Gesù, ed esprimere il desiderio di collaborare con lo Spirito Santo, in quel momento ci troveremo inseriti nel modello costituito da «alito di vita» + «albero della vita» + «conoscenza umana» + «corpo creato a “nostra immagine”». Tuttavia, il pericolo di assorbire le «informazioni umane», di esserne riempiti e sopraffatti, è sempre in agguato. Per prevenirlo, dobbiamo «distinguere» noi stessi, che desideriamo collaborare con lo Spirito Santo, da quelle «informazioni umane». E per farlo, è necessario un addestramento specifico. Non dobbiamo perdere il desiderio di collaborare con lo Spirito Santo che possedevamo. Il credente, collaborando con lo Spirito Santo, sperimenta in prima persona le parole di Gesù, viene guidato alla visione beatifica e manifesta l’immagine di Gesù Cristo. 

Il Vangelo di Giovanni e l’Apocalisse insegnano questo concetto utilizzando la metafora del «fiume». Nel Vangelo di Giovanni si tratta della seguente scena: «Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: "Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva". Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato» (Gv 7,37-39). Proprio come disse Gesù, dopo la discesa dello Spirito Santo, lo Spirito Santo si è unito a ciascuno dei credenti e opera in collaborazione con loro (cfr. At 2,3-4), rimanendo sempre pronto a richiamare alla memoria dei credenti le parole di Gesù e a realizzarle. Egli attende il momento in cui la nostra spontaneità si rivolga a Lui. 

D’altra parte, l’Apocalisse parla del «fiume»: «E mi mostrò poi un fiume d'acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello. In mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall'altra del fiume, si trova un albero di vita che dà frutti dodici volte all'anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell'albero servono a guarire le nazioni» (Ap 22,1-2). Queste sono le parole dell’ultimo capitolo dell’Apocalisse. Chi si è esercitato quotidianamente a leggere l’Apocalisse e ad ascoltarne la voce fino a questo punto, comprende che l’Apocalisse, che Dio ha dato a Cristo per rivelarla ai suoi servi, è proprio quel «fiume d'acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello». Le parole profetiche che sgorgano dalla voce di chi legge entrano nella memoria di chi le ascolta, diventano conoscenza implicita e rendono la persona custode di ciò che vi è scritto. In questo modo, ci si prepara al momento in cui lo Spirito Santo farà emergere quelle parole profetiche da quella persona. Quando ciò accadrà realmente, quella persona sperimenterà la visione beatifica e otterrà molti frutti e guarigioni. L’allenamento all’Apocalisse lo garantisce (cfr. Ap 1,3; 22,7). 

In questo modo lo Spirito Santo ha aggiunto l’Apocalisse di Giovanni al Nuovo Testamento affinché coloro che credono in Gesù possano ricevere lo Spirito Santo e ottenere la beatitudine di collaborare con Lui. Si tratta di un libro profetico dedicato specificatamente alla formazione che ci permette, come credenti, di «distinguere» tra il nostro desiderio di collaborare con lo Spirito Santo e le «informazioni umane». Le seguenti parole all’inizio dell’Apocalisse di Giovanni lo dimostrano chiaramente. 

«Rivelazione di Gesù Cristo, al quale Dio la consegnò per mostrare ai suoi servi le cose che dovranno accadere tra breve. Ed egli la manifestò, inviandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni, il quale attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto. Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e custodiscono le cose che vi sono scritte: il tempo infatti è vicino» (Ap 1,1-3). 

Maria K. M.


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