2026/09/21
266. Il Vangelo di Giovanni e il sacerdozio della Nuova Alleanza: distinzione e discernimento I
Molti di noi fedeli, non ci rendiamo conto degli strani comportamenti che assumiamo durante il rito della comunione nella liturgia della Messa, e per questo continuiamo ancora oggi a ripeterli in tutto il mondo. Nonostante abbiamo pregato «Dacci oggi il nostro pane quotidiano», di fronte al Santissimo Sacramento elevato dal sacerdote dichiariamo: «O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma di’ soltanto una parola e io sarò salvato», e nonostante ciò, subito dopo ci avviciniamo per ricevere il Santissimo Sacramento. La ragione per cui noi fedeli non ci rendiamo conto della stranezza del proprio comportamento risiede in un malinteso e in un’illusione: crediamo che, imitando l’umiltà umana del centurione – che rifiutò persino le parole di Gesù «Verrò e lo guarirò» (Mt 8,7) – giungiamo alla fede che Gesù lodò. Tuttavia, la fede del centurione lodata da Gesù consisteva nel fatto che egli, partendo dalla sua semplice esperienza di soldato, aveva creduto nell’autorità di Gesù (cfr. 8,9).
Questa illusione piena di fraintendimenti offusca la realtà secondo cui le parole di Gesù: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione» (Lc 22,15), erano rivolte all’istituzione dell’Eucaristia. In esse si nasconde un desiderio elevato: quello di diventare degni di Cristo acquisendo le virtù. Alla base di questo desiderio c'è l'immagine della sposa che sta fianco a fianco con lo Sposo alla mensa dell'Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo. Tuttavia, Gesù disse: «È sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia» (Mt 10,25). La via che Gesù indica ai discepoli consiste nell’acquisire la verità, non la virtù. È la verità che li conduce all’Eucaristia.
Il motivo per cui Giuda rimase al fianco di Gesù mentre molti discepoli se ne andavano era che era lui a custodire la cassa (cfr. Gv 12,6). Ben presto arrivò persino a esprimere la propria opinione davanti a Gesù (cfr. 12,5). Si era illuso di poter stare alla pari con Gesù. L’illusione fa cadere l’uomo in uno stato in cui lo Spirito Santo non può operare (lo stato del diavolo). Nella scena della moltiplicazione dei pani in Giovanni 6, Gesù, vedendo la grande folla che si avvicinava a lui, disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?» (6,5). È scritto che ciò avvenne per mettere alla prova Filippo, ma io penso che fosse piuttosto per Giuda. Infatti, a quella domanda, Giuda, che custodiva la cassa, deve aver reagito con maggiore sensibilità di chiunque altro. Eppure Giuda non lo manifestò apertamente. Per questo, alla fine del capitolo 6, Gesù non poté fare a meno di dire: «Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!» (6,70).
Tornando alla scena della moltiplicazione dei pani, alla domanda di Gesù Filippo rispose: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo» (Gv 6,7). Dall`altra parte, Andrea disse: «C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?» (6,9). Lo sguardo di Andrea andava oltre le parole di Gesù «Dove potremo comprare il pane», e si rivolgeva alla realtà di Gesù che si apriva al di là di esse. Così, le sue parole si legarono al segno che Gesù stava per compiere.
Andrea era originariamente un discepolo di Giovanni Battista ed era uno dei due che il maestro aveva esortato a seguire Gesù. Vedendo che questi due discepoli , ai quali il loro maestro aveva dato l’ opportunità di seguirlo, lo seguivano, Gesù disse loro: «Che cosa cercate?» (Gv 1,38). Poiché era ormai sera, gli chiesero: «Rabbì - che, tradotto, significa Maestro -, dove dimori?» (ibid.). Gesù rispose: «Venite e vedrete» (1,39). Quella notte rimasero con Gesù. Fu grazie all’opera dello Spirito Santo che essi, desiderosi di seguire Gesù in piena sintonia con lui, riuscirono a “discernere” all’istante e rispondergli, cogliendo così il senso di ciò che stava accadendo.
Il giorno seguente Gesù incontrò Filippo e gli disse: «Seguimi!» (Gv 1,43). In seguito, quando Filippo incontrò Natanaele, gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret» (1,45). Ma Natanaele ribatté: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?» (1,46). A queste parole, Filippo rispose: «Vieni e vedi» (ibid.). Con semplicità e senza pregiudizi , egli stava «distinguendo» le informazioni fornite da Natanaele dalla propria esperienza personale dell’incontro con Gesù. E le parole che uscirono dalla sua bocca erano le stesse che Gesù aveva rivolto ai due discepoli di Giovanni Battista. Filippo, in quel momento, agì in collaborazione con lo Spirito Santo.
Come abbiamo esaminato nel blog n. 264, la Genesi chiama «Dio» Colui che ha creato il cielo e la terra e tutte le cose (cfr. Gn 1,1–2,3), mentre chiama «il Signore Dio» colui che ha plasmato il regno dello spirito nell’uomo e gli ha donato lo spirito affinché lo Spirito Santo potesse collaborare con lui (cfr. 2,4–25). Nel capitolo 2 della Genesi è scritto: «Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome» (2,19). Gesù, che è uno con Dio Padre, pur essendo uomo, manifestò l’opera della Trinità grazie alla discesa dello Spirito Santo. Sebbene Gesù non avesse ancora ricevuto la gloria (cfr. Gv 7,39), divenne «il Signore Dio» e poté far vivere ai discepoli l’esperienza di compiere le opere in collaborazione con lo Spirito Santo.
La preparazione indispensabile affinché anche noi credenti possiamo ricevere tale esperienza consiste nell’acquisire l’abitudine di «distinguere», seguendo il modo di agire di Gesù, l’abitudine a «discernere» le «informazioni umane» da noi stessi, che desideriamo collaborare con lo Spirito Santo. Consiste inoltre nel coltivare l’abitudine, prima di agire, di «discernere» insieme, nel nome di Gesù, con due o tre persone che desiderano acquisire questa stessa disposizione (cfr. Mt 18,19-20). Se queste abitudini ci precedono nel nostro cammino, potremo acquisire la verità e giungere alla vita.
