Rivelazione di Gesù Cristo, al quale Dio la consegnò per mostrare ai suoi servi le cose che dovranno accadere tra breve. Ed egli la manifestò, inviandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni, il quale attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto. (Apocalisse 1:1-2)

 2026/08/24


262. Il Vangelo di Giovanni e il sacerdozio della Nuova Alleanza: la via all'albero della vita

Gesù, essendo Dio, sapeva che le persone di quel tempo non avrebbero creduto nemmeno vedendo le sue opere. Questo perché vivevano nel mondo dei libri profetici e dei Salmi, piuttosto che seguire Mosè. Per questo Gesù disse: «Vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza» (Gv 5,45).
 
Tra i comandamenti dati da Dio a Mosè vi sono quelli relativi a come un re debba essere scelto nel caso in cui il popolo ne richiedesse uno, e a come debba comportarsi colui che, essendo stato scelto dal popolo, diventa re. In particolare, il comandamento «Non dovrà avere un gran numero di mogli, perché il suo cuore non si smarrisca; non abbia grande quantità di argento e di oro» (Dt 17,17) era molto severo per i re di allora. E così, nei Salmi nel loro insieme è intessuto il rimpianto dei re che, avendo disobbedito a tali comandamenti, non furono capaci di guidare il popolo verso Dio. Gli inni di lode e di ringraziamento offerti a Dio sulla base di quel lamento, risuonano come grida di supplica, proprio per il loro sapore unico, sono ancora oggi molti coloro che si identificano con quella voce e ne rimangono affascinati. Il popolo dell’Antico Testamento interpretava la Legge di Mosè e i libri profetici, intonando i Salmi, all’interno di una finzione in cui un re di quel tipo sarebbe sorto nuovamente per salvare il popolo. 

Inoltre, le espressioni dei Salmi che uscivano dalle labbra dei re i quali avevano preso molte mogli, lasciandosi sviare il proprio cuore, e avevano accumulato per sé stessi grandi quantità di argento e oro invitavano il popolo, che non era riuscito a instaurare un rapporto padre-figlio con Dio, a gustare l’esperienza del giorno delle nozze. Col tempo, tra il popolo si diffuse l’abitudine di paragonare il rapporto tra Dio e il popolo a quello tra lo sposo (marito) e la sposa (moglie). Attratti da tali inclinazioni e assaporandole all’interno di quella finzione, l’uomo cade nell’illusione che quella sensazione sia qualcosa di altamente spirituale. Così, quando senza rendersene conto matura, nel rapporto con Dio un particolare senso di parità, i desideri propri dell’uomo, creato con l'immagine e somiglianza di Dio, si trasformano in desideri di livello superiore. Si tratta di bisogni quali il bisogno di appartenenza, il bisogno di riconoscimento e il bisogno di autorealizzazione, che talvolta si manifestano come desiderio di dominare e controllare il prossimo. Da ciò nascono conflitti incessanti. Non è un caso che, dopo il digiuno di quaranta giorni che Gesù osservò prima di iniziare la sua vita pubblica, Gesù sia stato tentato dal diavolo, il quale cercò di sedurlo citando i Salmi. Questo perché nei Salmi esiste anche una tale tendenza. Gesù, invece, rispose attingendo al libro di Mosè, il Deuteronomio (cfr. Mt 4,1-11). 

Gesù è venuto nel mondo, facendosi uomo, portando con sé, dal Padre, il sacerdozio della Nuova Alleanza, per perdonare i peccati e portare a compimento la Legge. All’inizio della sua vita pubblica, dopo aver letto il libro di Isaia che gli era stato consegnato nella sinagoga, si rivelò chiaramente dicendo: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21). E dopo la risurrezione, apparve ai discepoli in cammino verso Emmaus, «cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui» (24,27). In questo modo, Gesù utilizzò l’Antico Testamento «per rendere testimonianza di sé stesso», al fine di rivelare e portare a compimento il piano di Dio che si era sviluppato nel corso della lunga storia. Per questo Gesù disse: «Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita» (Gv 5,39-40). Gesù sta dicendo che, poiché egli è venuto, non c’è più bisogno di cercarlo nell’Antico Testamento. 

Gesù disse: «Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità» (Gv 5,33). Con queste parole, ricordò loro che Giovanni Battista, nato in una famiglia di sacerdoti legittimi e che parlava come profeta, era per loro come una lampada che ardeva e risplendeva, e che essi si rallegravano della sua luce. Giovanni il Battista testimoniò che Gesù era l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, che lo Spirito Santo era disceso su di lui e che era colui che battezzava con lo Spirito Santo, nonché il Figlio di Dio (cfr. 1,29-34). Egli rese testimonianza alla verità. Gesù proseguì dicendo: «Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni» (5,36). La «testimonianza superiore a quella di Giovanni» era la testimonianza sulla vita che va oltre la verità, la testimonianza della vita che conduce al Padre, quando Gesù disse: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (14,6). 

Le parole di Gesù sono la via che conduce all’«albero della vita», che Dio aveva chiuso nella Genesi. Attraverso la verità che è in esse contenuta, esse mettono l’uomo in comunione con l` «alito di vita» (Gn 2,7) che Dio gli aveva infuso in lui, lo risvegliano alla vita di Dio e lo rendono capace di vivere davanti a Dio. Esse fanno così rianimare la sfera dello spirito dell’uomo. Tutto ciò costituisce il mistero del Regno di Dio (il Regno dei Cieli) relativo alla vita eterna, che non si può comprendere se non si esamina il Nuovo Testamento. Pertanto, le parole della Genesi, secondo cui «Scacciò l'uomo e pose a oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada guizzante, per custodire la via all'albero della vita» (Gn 3,24), trovano la loro realizzazione nella struttura del Nuovo Testamento. Anche oggi i quattro Vangeli, che custodiscono la parola di Gesù, che è la «via all'albero della vita», possono essere paragonati ai cherubini (cfr. Ap 4,6-8). Inoltre, gli insegnamenti contenuti negli Atti degli Apostoli e nelle varie epistole sono la «fiamma della spada guizzante». Infine, l’opera dei Salmi, che riempiva e affascinava la memoria del popolo dell’Antico Testamento, è stata sostituita dall’Apocalisse. 

L’Apocalisse descrive come i vari libri del Nuovo Testamento siano collegati tra loro e svolgano una funzione unica, facendo penetrare nell’inconscio dei credenti – che ogni giorno li leggono e li ascoltano – quelle verità che la coscienza umana non è in grado di cogliere, trasformandole in conoscenza tacita e preparandoli a collaborare con lo Spirito Santo. Tutti i nuovi metodi di formazione introdotti dal Nuovo Testamento sono stati preparati da Gesù a costo della propria vita per i credenti e per lo Spirito Santo, inviato nel suo nome. Purtroppo noi credenti non sappiamo ancora sfruttare appieno questo tesoro. Anzi, continuiamo a cercare l’immagine di Gesù nell’Antico Testamento, che testimonia di Lui, e riponiamo piena fiducia nei Salmi. Pertanto, le seguenti parole che Gesù rivolse ai Giudei sono rivolte anche a noi, che non ci sforziamo di ottimizzare la nostra memoria per la nuova formazione del Nuovo Testamento. 

«Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l'amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste» (Gv 5,41-43). 

Maria K. M.


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