2026/01/26
232. Il Vangelo di Giovanni e il sacerdozio della Nuova Alleanza: Le intuizioni dell'evangelista Giovanni parte I
Quando la conversazione di Gesù con la Samaritana al Pozzo di Giacobbe terminò, tornarono i discepoli che erano andati in città a comprare del cibo. Alla luce degli sviluppi successivi, sembra che i discepoli siano venuti a conoscenza degli eventi accaduti durante la loro assenza. Facendo tesoro della loro esperienza, l'evangelista Giovanni sembra aver inserito nel capitolo 4 le proprie intuizioni. In questo modo ha posto la prefigurazione per la salvaguardia e il mantenimento del sacerdozio della Nuova Alleanza. Per rendere questo aspetto evidente, prenderemo in esame due episodi della Bibbia che presentano le stesse caratteristiche nello sviluppo narrativo di questo brano; confronteremo le loro caratteristiche comuni e considereremo lo scopo verso cui sono dirette. Queste due scene, come quella dell'incontro tra Gesù e la Samaritana, hanno la forma del dialogo. Tutte e tre le scene hanno la caratteristica comune di iniziare con il tema del “mangiare e del bere”, di passare attraverso la ‘vita’ e di culminare nel “adorazione”.
In primo luogo, rivediamo la scena del dialogo di Gesù con la Samaritana (cfr. Gv 4,7-24). Gesù inizia la conversazione con lei dicendo: “Dammi da bere” (4,7), introducendo il tema del “mangiare e del bere”. Poi, in risposta alla domanda della Samaritana, offre un insegnamento :“Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna” (4,13-14). Qui troviamo il tema della “vita” attraverso la frase “per la vita eterna”. Infine, la donna disse:“Voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare” (4,20), e Gesù rispose: “Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre” (4,21). Questo ci porta al tema del “adorazione”.
La prima delle due scene qui esaminate è quella dei Vangeli sinottici, che raffigura Gesù tentato da Satana nel deserto (cfr. Mt 4,1-11). Avvicinandosi a Gesù, affamato dopo il digiuno, Satana disse: “Di' che queste pietre diventino pane” (4,3), introducendo così il tema del “mangiare e bere”. Dopo che Gesù ebbe risposto, Satana lo sfidò: “Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra” (4,6). Qui sta il tema della “vita”. Infine, Satana disse a Gesù: “Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai” (4:9), arrivando così al tema dell'“adorazione”.
La seconda scena si trova nel libro della Genesi, il dialogo tra la prima donna e il “serpente” (cfr. Gen 3,1-9). Il “serpente” si rivolge alla donna chiedendo: “È vero che Dio ha detto: ‘Non dovete mangiare di alcun albero del giardino’?” (3,1). Così, il dialogo è iniziato con il tema del “mangiare e del bere”. Nello scambio successivo con la donna, il serpente afferma: “Non morirete affatto! ” (3,4). Questo è il tema della “vita”. Poi la donna prese del frutto dell’albero che Dio aveva proibito di mangiare, ne mangiò e ne diede anche all'uomo che era con lei, ed egli ne mangiò. Ben presto, i due si nascosero tra gli alberi del giardino, evitando il volto del Signore Dio. Non potevano più incontrare Dio come prima. Il racconto giunge così al tema dell'“adorazione”.
Queste tre scene hanno quindi una caratteristica comune: iniziano con il tema del “mangiare e del bere”, passano per quello della “vita” e arrivano al “adorazione”. E, come esaminato in precedenza, la scena della Genesi conduce direttamente al momento in cui Dio suggerisce ad Adamo il sacerdozio. Allo stesso modo, la scena del deserto nel Vangelo di Matteo segue immediatamente la chiamata di Gesù ai suoi primi discepoli. Egli avrebbe poi conferito loro il sacerdozio della Nuova Alleanza.
Una volta concluso lo scambio di Gesù con la Samaritana, i discepoli ritornano. Inizia quindi un dialogo tra Gesù e i discepoli. Quale struttura possiamo trovare in questo dialogo? Il testo afferma che: “Intanto i discepoli lo pregavano: 'Rabbì, mangia'. Ma egli rispose loro: ‘Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete’” (Gv 4,31-32). Anche qui viene introdotto il tema del “mangiare e del bere”. Ai discepoli che si chiedono l'un l'altro: “Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?” (4,33), Gesù dichiara: “Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera” (4,34).
Il significato di “la volontà di colui che mi ha mandato” è quello che Gesù stesso ha detto in seguito: “Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno” (Gv 6,40). Il tema della “vita” era in quello che Gesù chiamava “il mio cibo”. Questo si collega direttamente al tema del “adorazione” quando Gesù rispose alla Samaritana: “Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre”.
Questo perché la “volontà del Padre” espressa in “Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno” diventa possibile solo quando le parole di Gesù che seguono diventano realtà: “Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità” (Gv 4,23-24). L'espressione “in spirito e verità” indica l'unione dello Spirito Santo e del sacerdozio della Nuova Alleanza. La prossima volta continueremo ad approfondire questo tema, avvicinandoci alle intuizioni dell'evangelista Giovanni.
Maria
K. M.
