Rivelazione di Gesù Cristo, al quale Dio la consegnò per mostrare ai suoi servi le cose che dovranno accadere tra breve. Ed egli la manifestò, inviandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni, il quale attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto. (Apocalisse 1:1-2)

 2026/06/15

252. Il Vangelo di Giovanni e il sacerdozio della Nuova Alleanza: la conoscenza umana

Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra» (Gn 1,26). L’uomo fu creato inizialmente come essere unico perché Dio è l’unico Dio nella Trinità. Con «a nostra immagine» si intende come l'unico Dio, mentre con «secondo la nostra somiglianza» si intende il rapporto trinitario tra Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo: l’uomo è stato creato come essere dotato di queste due caratteristiche divine. Come indicano le parole di Gesù esaminate nella precedente riflessione: «Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità» (Gv 4,24), manifestare all’uomo la «nostra somiglianza» significa conferirgli lo Spirito di Dio. E l’uomo adora Dio insieme allo Spirito Santo, che è lo Spirito della verità.

La Genesi riporta: «Allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato» (Gn 2,7-8). Si ritiene che il «Giardino di Eden», in base alla descrizione che segue, rappresenti la sfera della memoria umana. «Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi. Il primo fiume si chiama Pison: esso scorre attorno a tutta la regione di Avìla, dove si trova l'oro e l'oro di quella regione è fino; vi si trova pure la resina odorosa e la pietra d'ònice. ... Il quarto fiume è l'Eufrate» (2,9-14). 

La descrizione degli «alberi» che Dio fece germogliare nel giardino indica la sfera della «spontaneità divina (alito di vita)» che Dio soffiò nelle narici dell’uomo. La descrizione dei «fiumi», invece, indica la sfera della spontaneità del corpo, derivante dal funzionamento della funzione riproduttiva, generata dalla parola di Dio che comandò: «Siate fecondi e moltiplicatevi». Il fiume di cui si dice che «usciva da Eden per irrigare il giardino» indica la «conoscenza umana» situata tra queste due forme di spontaneità. Tra i quattro fiumi che da esso si diramavano, il primo, il Pison, indica l'azione della funzione riproduttiva che genera la spontaneità. L’oro di alta qualità che vi si estrae rappresenta la discendenza, mentre la resina odorosa, considerato un bene commerciale prezioso al pari dell’oro, simboleggia il potere e la ricchezza; la pietra d'ònice, che compare nell’«Esodo» come una delle gemme che adornano il pettorale e l’efod indossati dal sacerdote Aronne e che nell’«Apocalisse di Giovanni» è descritta come una delle pietre angolari delle mura di Gerusalemme, rappresenta l’autorità. Il funzionamento della funzione riproduttiva, che porta alla spontaneità, imprime con forza queste immagini nella «conoscenza umana». 

Pertanto, il Signore Dio, che con la «polvere del suolo» (Gn 2:7) ha plasmato la sfera spirituale nell’uomo, ha fatto sì che la «spontaneità divina (alito di vita)» e la «conoscenza umana», che Egli stesso ha infuso in modo adeguato all’uomo, si collegassero nella sfera spirituale attraverso l’«albero della vita». Il «Albero della Vita» fu posto lì perché la «conoscenza umana», che si costituisce attraverso la parola, aveva bisogno della parola stessa come mediatrice per potersi connettere alla «spontaneità divina (alito di vita)» adeguata all’uomo. Questa parola è il Verbo (la Parola di Dio). La «conoscenza umana», collegandosi alla Parola, può percepire correttamente la potente immagine della spontaneità del corpo derivante dall’attività delle funzioni riproduttive a cui è collegata. La «conoscenza umana» può cercare autonomamente l’«Albero della Vita» e, attraverso di esso, connettersi alla «spontaneità di Dio (l’alito di vita)». In questo modo, la spontaneità fisica derivante dall'azione delle funzioni riproduttive viene controllata, permettendo all'uomo, in quanto creato a immagine e somiglianza di Dio, può collaborare con lo Spirito Santo. 

E Gesù, paragonando se stesso alla vite, disse: «Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla» (Gv 15,4-5), è proprio perché Egli sapeva che l’uomo era stato creato in questo modo. 

San Paolo scrive a Timoteo: «Raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù» (1 Tm 2,1-5). 

L’immagine della «spontaneità di Dio (l’alito di vita)» si collega alla «conoscenza umana» attraverso l’«albero della vita» sembra proprio quella del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. In questo modo, collocando la «conoscenza umana» al posto dello Spirito Santo, l’uomo può, nella realtà concreta, agire in unione con lo Spirito Santo. Pertanto, come si legge in «Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse» (Gn 2:15), l’uomo è stato formato, attraverso il lavoro concreto di «coltivare e custodire» per agire in perfetta unità con lo Spirito Santo. Così, vedendo l’uomo, a cui era stato conferito lo Spirito di Dio a misura d’uomo, operare insieme allo Spirito Santo, il Signore Dio ordinò all’«uomo»: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire» (Gn 2:16-17). Stava infatti portando avanti il suo piano di dividere l’uomo in maschio e femmina. 

Maria K. M.



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