2026/06/29
254. Il Vangelo di Giovanni e il sacerdozio della Nuova Alleanza: l’informazione umana
Il Signore Dio ha creato, nella memoria dell’uomo, una dimensione chiamata spirito con «polvere del suolo» (Gn 2:7), facendo sì che la «spontaneità di Dio (alito di vita)» e la «conoscenza umana» si collegassero in quel regno spirituale attraverso la «Parola (albero della vita)». Tuttavia, l’illusione e la finzione che sorgono quando la nostra «conoscenza umana» assimila le «informazioni umane» senza distinguerle da sé stessa creano una realtà virtuale. La «conoscenza umana» di chi rimane in questa realtà perde il punto di contatto con la «Parola (albero della vita)» e non è più in grado di mantenersi nella dimensione spirituale. Così, anche i credenti finiscono per aggrapparsi all’«albero della conoscenza del bene e del male», per lasciarsene possedere e, alla fine, per tradurre tutto questo in azioni. Le parole di Gesù: «Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano» (Gv 15,6), valgono per ogni credente.
Dopo il dialogo con i farisei e i giudei, iniziato con le parole di Gesù: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12) (cfr. 8,13-30), Gesù disse ai giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (8,31-32). «Se rimanete nella mia parola» significa, nella sfera dello spirito umano, uno stato in cui la «spontaneità di Dio (l’alito di vita)» e la «conoscenza umana» sono collegate attraverso la «Parola (l’albero della vita)». Solo quando si instaura questo collegamento, l’uomo conosce la verità e la verità lo rende libero. L’uomo percepisce la vera libertà quando collabora con lo Spirito Santo, che porta la libertà di Dio. In quel momento, l’uomo viene accolto nella comunione del Dio Trinità, si raccoglie interiormente con cuore libero davanti a Dio, si concentra su di Lui e partecipa alla Sua libertà.
Tuttavia, l’illusione e la finzione che sorgono quando la nostra «conoscenza umana» assimila le «informazione umana» senza distinguerle da sé stessa, e la realtà virtuale che ne deriva, non solo impediscono all’uomo di partecipare alla grazia di Dio, ma alla fine lo conducono al risultato di «lo gettano nel fuoco e lo bruciano». Perché la «conoscenza umana» assimila le «informazione umana»? Come abbiamo esaminato la volta scorsa, anche agli animali è stata concessa una conoscenza adeguata, ma essi sono programmati per affidarsi all’operato della spontaneità insita nella funzione riproduttiva e concludere così la propria vita. Per gli animali, il rapporto e il legame con gli altri si concentrano esclusivamente sull’unico obiettivo di garantire la sopravvivenza della specie. A tal fine, le informazioni circolano tra gli individui della stessa specie e si sviluppa la conoscenza che Dio ha loro concesso in misura adeguata.
Nell’uomo, come abbiamo visto due volte fa, il funzionamento della funzione riproduttiva – paragonata al primo fiume, il Pishon – che possiede spontaneità, presenta una forte propensione a generare non solo discendenti, ma anche potere, ricchezza e autorità. Tale inclinazione, alla ricerca di amore, intimità e piacere, si evolve in bisogni superiori quali il desiderio di riconoscimento e l’autorealizzazione, e si scontra con la «conoscenza umana», che nel regno dello spirito è collegata alla «spontaneità di Dio (l’alito di vita)» e alla «Parola (l’albero della vita)». La «conoscenza umana», nel tentativo di rispondere a questa chiamata, cade in una profonda confusione e cerca relazioni e legami con gli altri, ovvero la «informazione umana». Nel frattempo, la «conoscenza umana» perde il punto di contatto con la «Parola (albero della vita)» e non riesce più a mantenere la propria dimensione spirituale.
Nel Vangelo secondo Giovanni si legge: «Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull'uomo. Egli infatti conosceva quello che c'è nell'uomo» (Gv 2,23-25). Ciò che c’è nell’uomo è la «informazione umana». Proprio come Gesù, che è Dio, sapeva bene ciò che c’era nel cuore degli uomini, così anche l’uomo, creato a immagine di Dio e dotato di una dimensione spirituale, deve sapere cosa c’è nel proprio cuore. Un credente di questo tipo ha la possibilità di accogliere Gesù, credere nel suo nome e mantenere lo stato in cui gli è stato concesso il potere di diventare figlio di Dio. Si può dire che «nel proprio cuore» significhi «nella conoscenza umana».
In queste riflessioni, il motivo per cui non dico mai «cuore umano», ma «conoscenza umana», è che, come in questo caso, la causa del fatto che «lui, Gesù, non si fidava di loro» deriva dall'«informazione umana»; ritengo quindi che ciò che vi corrisponda sia la «conoscenza umana». La «conoscenza umana», che ha assorbito «l’informazione umana», non ascolta le parole di Gesù. Coloro che all’inizio credevano in Gesù, poiché la verità da Lui proclamata entrava in conflitto con i propri gusti, persero il contatto con la «Parola (l’albero della vita)» e, non riuscendo più a mantenere la dimensione spirituale, smisero di credere in Gesù. Noi, come Chiesa, dobbiamo imprimere nel nostro cuore le seguenti parole di Gesù:
«Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio» (Gv 8,46-47)
Maria
K. M.






