2026/04/13
243. Il Vangelo di Giovanni e il sacerdozio della Nuova Alleanza: il Padre Nostro e le sette beatitudini I
L'insegnamento nell'Apocalisse produce un effetto del tutto diverso rispetto a quello che Paolo offriva ai credenti utilizzando l'Antico Testamento e i Salmi (cfr. 1 Cor 14,26). Nell'Antica Alleanza, non solo il nome di Gesù è assente, ma c'è anche una storia tragica in cui il popolo dell'Antica Alleanza ha perso l'opportunità di chiamare Dio «Padre». Questa è la storia in cui, nonostante la promessa di Dio a Davide riguardo a suo figlio Salomone — «Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio» (2 Sam 7,14) — essa non si adempì perché Salomone si allontanò da Dio (cfr. 1 Re 11,1–10). Questa storia è stata alla base del loro lamento. Non essendo riusciti a raggiungere un rapporto padre-figlio con Dio, hanno compilato l'Antico Testamento, al quale hanno aggiunto il Cantico dei Cantici. Questo perché, sebbene nel Cantico dei Cantici non vi sia quasi alcun riferimento a Dio, esso possedeva tuttavia il potenziale per determinare un cambiamento radicale nell'interpretazione, sostituendo l'amore di Dio con l'amore tra un uomo e una donna.
Con l’aggiunta del Cantico dei Cantici all'Antico Testamento, anche un popolo che non era giunto a vivere un rapporto filiale con Dio poteva vedere come l'amore di Dio si riversa incessantemente sul popolo senza mutare. Guidato da quell'«amore» il popolo - sebbene a volte possa smarrirsi - arriva a desiderare e cercare Dio con intensità, fino a incontrarlo. In questo modo, si è potuto rileggere e riaffermare la storia del popolo ebraico come un dramma di amore ardente. Tuttavia, quando le immagini del rapporto tra amanti — come lo sposo e la sposa o il marito e la moglie — vengono usate come analogia per il rapporto tra Dio e il popolo, c'è il pericolo che l`essere umano finisca per illudersi di essere alla pari con Dio. Si arriva così a concepire idee che non sorgerebbero se il rapporto tra Dio e il popolo fosse inteso come tra genitore e figlio. Il Vangelo di Giovanni riporta: «Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio» (Gv 5,18). Eppure questo è in contrasto con il pensiero di Gesù, che disse: «Perché il Padre è più grande di me» (14,28).
Si tratta di un sentimento di profonda gelosia provato da coloro che, avendo udito le parole di Gesù: «Il Padre mio agisce anche ora e anch'io agisco» (Gv 5,17), cadono nell’illusione di essere uguali a Dio e, per questo, reagiscono contro Gesù, che aveva chiamato Dio suo Padre. Per loro, le successive parole di Gesù: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo» (5,19), devono sicuramente essere cadute nel vuoto. La loro profonda gelosia verso Gesù, che chiamava Dio suo Padre, si trasformò in un’intenzione omicida. D’altra parte, i credenti introdotti nella nuova alleanza compiuta da Gesù, hanno accettato Gesù, hanno creduto nel suo nome e hanno ricevuto il potere di diventare figli di Dio (cfr. 1,12); pertanto, per loro chiamare Dio «Padre» è un atto pienamente legittimo. Questo era precisamente il vero rapporto tra Dio e l’uomo che Dio aveva a lungo atteso.
Gesù insegnò ai suoi discepoli il Padre Nostro. Fu l'unica preghiera che insegnò, dicendo: «Il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così» (Mt 6,8–9). Il Padre Nostro, che inizia con l'invocazione «Padre nostro che sei nei cieli», contiene sette richieste. Nell'Apocalisse ci sono sette beatitudini che guidano i credenti affinché queste richieste possano diventare le loro (vedi il diagramma sopra, «Composizione Profetica dell’Apocalisse»). Come si può vedere a sinistra del diagramma, c'è una distanza considerevole tra la Prima Beatitudine (cfr. Ap 1,3) e la Seconda Beatitudine (cfr. Ap 14,13). Ciò dimostra che, perché i credenti giungano a comprendere il vero significato di rivolgersi a Dio dicendo «Padre nostro che sei nei cieli» e, subito dopo pregare, «Sia santificato il tuo nome», è necessario un cammino di formazione così lungo.
I credenti che pregano «Sia santificato il tuo nome» intraprendono la formazione dell'Apocalisse affinché le loro memorie possano essere purificate e possano acquisire, con lo stesso cuore di Gesù, la verità che Dio è nostro Padre nei cieli. Questo spiega perché più della metà della formazione contenuta nei 22 capitoli dell'Apocalisse è dedicata alla prima petizione del Padre Nostro. Pertanto, la petizione «Sia santificato il tuo nome» conduce alla Prima Beatitudine dell'Apocalisse: «Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e custodiscono le cose che vi sono scritte: il tempo infatti è vicino» (Ap 1,3). Coloro che seguono questa beatitudine sono chiamati a integrare la pratica della lettura delle parole profetiche dell'Apocalisse e dell'ascolto di quella voce nella loro routine quotidiana di partecipazione alla Messa, con la stessa naturalezza con cui bevono l'acqua.
Davanti ai credenti che vivono la routine quotidiana orientata alla liturgia della Messa si presentano vari avvenimenti. A volte, loro sperimenteranno un tale vortice di eventi da non trovare alcun luogo dove riposare, proprio come Gesù, quando disse: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo» (Mt 8,20). La coscienza di colui che si esercita nell'Apocalisse, di fronte a tali eventi della vita reale, giunge ad assumere uno sguardo di osservazione su di essi, proprio come l'autore dell'Apocalisse. Così, la preghiera che segue, «Venga il tuo regno», conduce alla Seconda Beatitudine dell'Apocalisse: «Scrivi: d'ora in poi, beati i morti che muoiono nel Signore. Sì - dice lo Spirito -, essi riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono» (Ap 14,13).
Maria
K.M.






