2026/08/10
260. Il Vangelo di Giovanni e il sacerdozio della Nuova Alleanza: la morte e gli inferi
Nel capitolo 5 del Vangelo di Giovanni, vieni messo in luce come, nell`intimo di coloro che perseguitavano Gesù e volevano ucciderlo, l’incomprensione riguardo al sabato e l’amarezza di un popolo che non riusciva a chiamare Dio «Padre». Più che i sentimenti nei confronti della Legge di Mosè, ormai ridotta a una mera formalità, la voce che leggeva i Salmi doveva sicuramente sostenere il ricordo nostalgico dell’epoca dei re, di cui si diceva avessero raggiunto il massimo splendore, e il desiderio del popolo di essere un giorno liberato dalla sottomissione a Roma e salvato. È possibile che anche Gesù si fosse riunito con loro nella sinagoga — mentre attendevano con ansia la venuta di un profeta o di un Salvatore che sarebbe diventato un re più grande persino di Davide o Salomone — recitava i Salmi e aprire i libri dei Profeti? Tuttavia, Gesù possedeva con sé un insegnamento e una formazione completamente nuovi , destinati al sacerdozio della Nuova Alleanza. Da lì tutto è stato rinnovato.
Nel numero precedente abbiamo visto come il sacerdozio della Nuova Alleanza — che Gesù conferì agli Apostoli contestualmente all’istituzione dell’Eucaristia con le parole «Fate questo in memoria di me» — si unisca allo Spirito Santo, inviato nel nome di Gesù, per ricreare durante la Messa la scena della mensa dell’Ultima Cena, alla quale era presente Gesù. Abbiamo quindi anche considerato che la Messa non viene celebrata solo affinché i fedeli possano partecipare a quella mensa, ma viene offerta anche verso le mense di tutto il mondo dove le persone si riuniscono. E abbiamo ritenuto che ciò avvenga affinché noi fedeli, continuando a ricevere il Santissimo Sacramento, diamo continuità all’opera di Gesù, il quale, con la sua morte unica compiuta sulla croce, ha espiato tutti i peccati dell’umanità, è disceso agli inferi e ha salvato le anime di coloro che, per ignoranza, continuano a soffrire anche dopo la morte. Ha quindi citato e confermato il passo della Lettera di Pietro che trasmette questo messaggio.
Nel Vangelo secondo Matteo si legge che, dopo la morte di Gesù sulla croce, «Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti» (Mt 27,51-53). Nel capitolo 5 del Vangelo di Giovanni, Gesù pronuncia un insegnamento che sembra confermare ciò: «Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole» (Gv 5,21). I destinatari di questo insegnamento sono coloro che sono morti e sono stati deposti nella tomba. Ai vivi, infatti, è già rivolto il suo insegnamento. Per questo disse: «In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita» (5,24).
Riguardo a coloro che sono morti e sono stati deposti nella tomba, disse quanto segue: «In verità, in verità io vi dico: viene l'ora - ed è questa - in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l'avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna» (Gv 5,25-29). Queste parole sono profondamente legate alla «seconda morte» dell’Apocalisse.
«E vidi un grande trono bianco e Colui che vi sedeva. Scomparvero dalla sua presenza la terra e il cielo senza lasciare traccia di sé. E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. E i libri furono aperti. Fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati secondo le loro opere, in base a ciò che era scritto in quei libri. Il mare restituì i morti che esso custodiva, la Morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere. Poi la Morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco. E chi non risultò scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco» (Ap 20,11-15).
L’Eucaristia unisce noi fedeli, che la riceviamo, al Figlio unigenito di Dio e, attraverso di essa, porta l’unità nella Chiesa. L’Eucaristia è proprio il pane di vita che nutre sia il singolo fedele che la Chiesa. Ma non solo: quando noi fedeli mangiamo l’Eucaristia, Cristo, che in essa è realmente presente, può scendere nuovamente negli inferi e invitare alla salvezza le anime dei defunti che lì attendono in sofferenza. Noi che riceviamo l’Eucaristia possiamo offrire a Cristo l’occasione per farlo.
Alla fine di questo tema nel Vangelo di Giovanni, capitolo 5, Gesù dice: «Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato» (Gv 5,30). Nella prossima puntata proseguiremo la riflessione partendo da qui, esaminando attentamente ciò che è accaduto nel capitolo 6. Infatti, nelle parole «Da me, io non posso fare nulla» è presente l’immagine del Santissimo Sacramento come Pane di Vita.
Maria
K. M.







