2026/09/07
264. Il Vangelo di Giovanni e il sacerdozio della Nuova Alleanza: Giuda Iscariota – L’inizio
Alla fine del capitolo 6 del Vangelo di Giovanni è scritto quanto segue: «Gesù riprese: "Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!". Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: costui infatti stava per tradirlo, ed era uno dei Dodici» (Gv 6,70-71). Queste sono le parole con cui Gesù proseguì dopo la risposta di Simone Pietro alla domanda che gli aveva posto poco prima: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (6,68-69). Queste parole risultano improvvise, persino sconvolgenti. Questo perché si nota un netto contrasto tra le parole di Pietro, che diceva: «noi abbiamo creduto e conosciuto», e quelle di Gesù, che proseguiva dicendo: «uno di voi è un diavolo».
Il Vangelo di Giovanni, come abbiamo visto finora, fin dall’inizio del capitolo 1 mette in relazione la creazione del mondo con la venuta di Gesù, annunciando che il tema centrale è la vita. E fino al capitolo 3, attraverso Giovanni Battista, mostra l’immagine del sacerdote della Nuova Alleanza e il suo ruolo, suggerendo al contempo la discesa dello Spirito Santo, il sacramento dell’iniziazione, l’opera dello Spirito Santo e il sacerdozio della Nuova Alleanza. Nel capitolo 4 viene illustrato concretamente il nuovo culto e, in relazione a ciò, il nuovo rapporto tra Dio e il sacerdote del Nuovo Testamento. Nel capitolo 5, inoltre, Gesù, dopo aver chiarito il vero significato del sabato e il suo compimento, ha rivelato che il Padre è la spontaneità stessa di Dio e che questa è la vita (cfr. Gv 5,19-21). E disse: «Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso» (5,26). Queste parole di Gesù possono spiegare le seguenti parole all’inizio del capitolo 1, che annunciano la sua venuta:
« In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta» (Gv 1,1-5). Le parole iniziali di questo primo capitolo indicano che in Dio esistono tre aspetti: Dio, il Verbo e la Vita. D'altra parte, se le mettiamo in relazione con le parole di Gesù sopra citate, Dio è il Padre, il Verbo è il Figlio, e la «vita» di cui si dice che «In lui era la vita» è quella vita che «Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso». Dal fatto che «la vita era la luce degli uomini» si capisce che questa vita è lo Spirito di verità. In questo modo, lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio.
Ciò è in relazione al fatto che la Genesi distingue tra «Dio» e «il Signore Dio» a seconda del contesto. Nel capitolo 1 della Genesi, Colui che ha creato il cielo e la terra, tutte le cose del creato e l’uomo «a nostra immagine» viene chiamato «Dio» (cfr. Gn 1,1–2,3). Ciò è finalizzato a portare a compimento la creazione in modo tale che, dal Padre al Figlio, si giunga allo Spirito Santo (la Vita), e a mantenere lo stato così realizzato mediante lo Spirito Santo (la Vita). D’altra parte, nel capitolo 2, Colui che ha plasmato nell’uomo la sfera spirituale affinché lo Spirito Santo potesse collaborare con lui, e che ha creato l’uomo «a nostra somiglianza», viene chiamato «il Signore Dio» (cfr. 2,4-25). In questo modo è stato creato anche all’interno dell’uomo un regno spirituale che rappresenta l’immagine e la somiglianza di Dio, rendendo possibile che lo Spirito Santo e l’uomo operino all’unisono. In quel momento il Padre e il Figlio si uniscono e, mediante l’opera dello Spirito Santo, accolgono l’uomo all’interno del Dio trino. Lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio.
Nel capitolo 3, quando l’uomo è in grado di collaborare con lo Spirito Santo, viene descritto come «il Signore Dio», mentre quando non lo è, viene descritto semplicemente come «Dio». Il fatto che qui il «Signore Dio» si rivolga alla «donna» e al «serpente» indica che in quel momento la «donna» si trovava in uno stato in cui poteva collaborare con lo Spirito Santo. Il «serpente» rappresenta le «informazioni umana» presenti nella memoria della «donna». La «donna» era in grado di collaborare con lo Spirito Santo perché riconosceva l’esistenza delle «informazioni umana» (il serpente) che aveva interiorizzato e le distingueva da sé stessa (cfr. Gn 3,13). Inoltre, nel capitolo 4, quando l’uomo viene espulso dal Giardino dell’Eden e il ricordo del suo rapporto con Dio si affievolisce, entra in scena il «Signore» e viene descritto come i sentimenti dell’uomo verso «Dio» diventino sempre più vaghi. Questo perché l’uomo, a cui era stata preclusa la via verso l’«albero della vita», non collaborava più con lo Spirito Santo. Da quel momento in poi, Dio smise di rivolgersi all’uomo secondo il modo del «Signore Dio» utilizzato fino al capitolo 3.
Le seguenti parole pronunciate da Gesù durante l’Ultima Cena indicano che, col tempo, Dio avrebbe ricominciato a relazionarsi con l’uomo secondo la modalità del «Signore Dio». Con la venuta di Gesù Cristo, l’uomo ha acquisito la possibilità di collaborare con lo Spirito Santo. «In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò» (Gv 14,12-14). Qui si manifesta l’immagine del Figlio, che possiede la stessa vita del Padre. Gesù istituì l’Eucaristia e, dopo essere asceso al Padre, fece in modo che il «Signore Dio» fosse sempre con noi e che noi, cooperando con lo Spirito Santo, fossimo sempre accolti nella Trinità.
Gesù pronunciò queste parole nella scena in cui Filippo disse: «Signore, mostraci il Padre e ci basta» (Gv 14,8). Questo Filippo era stato messo alla prova da Gesù nella scena iniziale del capitolo 6 (cfr. 6,6). Ed è proprio quella scena che segna l’inizio della storia di Giuda Iscariota. Le parole di Filippo, rivolto a Gesù: «Mostraci il Padre», conducono alla risposta al contrasto che si crea tra le parole di Pietro: «noi abbiamo creduto e conosciuto», e quelle di Gesù che proseguono: «uno di voi è un diavolo».
Maria
K. M.







