2026/01/19
231. Il Vangelo di Giovanni e il sacerdozio della Nuova Alleanza: La vera adorazione
Continua il tema del dialogo di Gesù con la Samaritana nel capitolo 4 di Giovanni. Nell'ultimo numero abbiamo esaminato un aspetto importante del sacerdozio della Nuova Alleanza a partire dalle parole di Gesù: “Dammi da bere” (Gv 4,7). Questa volta, vogliamo trovare un'altra prospettiva sul sacerdozio della Nuova Alleanza dalle parole di Gesù: “Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre” (4,21).
La Samaritana chiese a Gesù: “Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?” (Gv 4,9), e Gesù rispose: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: 'Dammi da bere!', tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva” (4,10). La Samaritana chiese ancora: “Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva?” (4:11). Queste parole provenivano dal suo intimo. Poi citò il suo antenato Giacobbe, rivelando che il suo dolore era profondo come il pozzo (cfr. 4,12).
Allora Gesù disse: “Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4,13-14). Sentendo questo, la donna disse con impazienza: “Signore, dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua” (4,15). Quando aggiunse “e non continui a venire qui ad attingere acqua”, esprimeva inconsciamente il desiderio di non avere più bisogno di invocare la storia del suo antenato Giacobbe. Aveva bisogno di riconoscere i suoi veri desideri, di capire cosa stava cercando. Tuttavia, per farlo, ella doveva affrontare direttamente il problema che nella vita quotidiana aveva lasciato da parte, ritenendolo per lei irrisolvibile. Nel successivo dialogo con Gesù, la donna ne prese coscienza e contemporaneamente si risvegliò al suo vero desiderio.
Gesù le disse: “Va' a chiamare tuo marito e ritorna quii” (Gv 4,16). La donna rispose: “Io non ho marito” (4,17). Gesù le disse: “Hai detto bene: 'Io non ho marito'. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero” (4,17-18). A questo punto, collegato alla questione del “marito”, un profondo desiderio emergeva dal suo intimo: la realtà che la sua fede in Dio non veniva attuata. È un problema comune a tutte le persone della stirpe di Abramo in quel periodo. Se ci si distoglie da questo problema, che interpella sia gli uomini che le donne, sorgeranno, uno dopo l'altro, problemi diversi e nuovi, non legati a Dio.
Lei disse: “Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare” (Gv 4,19-20). Gesù rispose: “Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre” (4,21), impartendo l'insegnamento sulla “vera adorazione” che aveva portato dal Padre. Questa è l'“acqua viva” che Gesù dà.
Gesù continuò: “Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità” (Gv 4,22-24). Queste parole mostrano chiaramente che le parole pronunciate da Dio ad Adamo nella Genesi, “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane finché non ritornerai al suolo, perché da esso sei stato tratto; sei polvere e in polvere ritornerai” (Gen 3,19), suggerivano il sacerdozio della Nuova Alleanza.
Il pane di cui si parla in “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane” è il “pane della vita” di cui Gesù ha detto: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!” (Gv 6,35). Come è scritto, “finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto”, la “carne” dell'uomo, formata dalla “terra” come le altre creature, ritorna alla terra (cfr. Gen 2,19). Tuttavia, poiché si afferma che “sei polvere e in polvere ritornerai”, Dio ha formato lo “spirito” dell'uomo dalla “polvere”. Pertanto, l'“alito di vita” che Dio ha soffiato nelle narici dell'uomo è la spontaneità dello spirito di vivere come uno fatto a somiglianza di Dio (cfr. 2,7). Dato che “Dio è spirito”, anche se l'uomo è solo polvere, ha una somiglianza con Dio. “In polvere ritornerai” significa che questa spontaneità dello spirito umano ritornerà a Dio. Per questo l'uomo cerca il “vero adorazione”.
È stato un vivo desiderio di Dio quello di conferire il sacerdozio della Nuova Alleanza agli uomini e di servire il popolo, possedendo sia lo spirito che la carne, nati dal grembo della donna. Questo perché venisse l'ora “in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità”. Gesù preparò tutto per adempiere a queste parole, affinché fossero soddisfatte le esigenze dei futuri credenti, che vivono in diretta connessione con lo Spirito Santo, e affinché le persone, create da Dio come maschio e femmina, potessero esercitare pienamente i ruoli derivanti dalle loro rispettive vocazioni. La prossima volta continueremo ad approfondire il tema del dialogo di Gesù con la Samaritana.






