Rivelazione di Gesù Cristo, al quale Dio la consegnò per mostrare ai suoi servi le cose che dovranno accadere tra breve. Ed egli la manifestò, inviandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni, il quale attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto. (Apocalisse 1:1-2)

 2026/04/27


245. Il Vangelo di Giovanni e il sacerdozio della Nuova Alleanza: Il Padre Nostro e le sette beatitudini III

Gesù disse a Cafarnao alla folla che lo aveva seguito: «Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo» (Gv 6,27). Queste parole non furono comprese dalla folla di allora. Eppure ora sappiamo che Gesù ha adempiuto ciò che disse : «Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo. ... Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!» (6,33-35). Perciò noi, come Chiesa, ci sforziamo di vivere la nostra routine quotidiana, orientata verso la  Messa. 

Allenarsi a proclamare ogni giorno le parole profetiche dell’Apocalisse, come si beve l’acqua quotidianamente, e ad ascoltarne la voce, si sovrappone alla routine quotidiana dei fedeli orientata verso la Messa. La prima beatitudine dell’Apocalisse ha annunciato che è indispensabile continuare la formazione dell’Apocalisse, affinché il nome del Padre Celeste possa essere santificato nel profondo di ogni credente che partecipa alla Messa, che costituisce il cuore stesso del Regno di Dio portato da Gesù, e rivolgendosi a Dio come: «Padre nostro che sei nei cieli». Come dice l’Apocalisse: «il tempo infatti è vicino» (Ap 1,3), il tempo in cui noi credenti siamo con lo Spirito Santo, mandato nel nome di Gesù, e operiamo insieme a Lui è «ora». È per questo che la preghiera «Venga il tuo regno» acquista tutta la sua serietà. E, pur riconoscendo che stiamo percorrendo il cammino della nostra routine quotidiana verso la Messa con lo Spirito Santo, preghiamo: «Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra».

Queste invocazioni, che sorgono lungo il cammino della routine quotidiana verso la Messa, spingono i fedeli a pronunciare la preghiera fiduciosa: «Dacci oggi il nostro pane quotidiano». Questa preghiera umana e semplice, la quarta invocazione del Padre Nostro, corrisponde alla quarta beatitudine dell’Apocalisse: «E l’angelo mi disse: “Scrivi questo: Beati coloro che sono invitati al banchetto delle nozze dell’Agnello”. E mi disse: “Queste sono parole vere di Dio.”» (Ap 19,9). Questa beatitudine rivela che dietro l’espressione umana e semplice della richiesta «Dacci oggi il nostro pane quotidiano» si cela una struttura profonda e fondamentale. Questo perché tale richiesta è una preghiera affinché si adempiano le parole che Dio predisse ad Adamo nella Genesi: «Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai!» (Gen 3,19).

La Genesi afferma: «Allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente» (Gen 2,7). Inoltre, il racconto nel Vangelo di Giovanni in cui Gesù risorto «soffiò e disse loro: "Ricevete lo Spirito Santo» (Gv 20,22), chiarisce che il «soffio di Dio» è ciò che rende l’uomo un essere spirituale. L’uomo è stato creato a immagine di Dio ed è stato creato come uno a somiglianza di Dio, del quale Gesù disse: «Dio è spirito» (4,24). Gli esseri umani sono stati creati fin dall’inizio per diventare esseri spirituali. Dio predisse ad Adamo che avrebbe lavorato «con il sudore del tuo volto» per mangiare il pane fino alla morte del suo corpo fisico, e che sarebbe tornato ad essere un essere spirituale. Gesù nacque da una donna affinché questa predizione potesse applicarsi a tutti coloro che sarebbero nati da donne; ed Egli nacque come uomo per adempiere le parole dette ad Adamo. 

Il «cibo che rimane per la vita eterna» di cui parlò Gesù — «Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo» — è precisamente il «pane» che gli uomini, ai quali è stata affidata questa opera, guadagnano con il sudore del proprio volto. La frase «Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo» significa che il Padre Celeste ha posto un sigillo sull’uomo che opera in questo modo. È il sigillo dell’uomo che ha accolto le parole pronunciate in precedenza da Gesù: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera» (Gv 4,34). 

A quel tempo, solo gli Apostoli furono in grado, in ultima analisi, di accettare queste parole di Gesù (cfr. Gv 6,66-69). Il cibo «che il Figlio dell'uomo vi darà» significa «fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera». Ciò significa produrre «il cibo che rimane per la vita eterna» e distribuirlo alle persone in modo speciale. Lavorando insieme allo Spirito Santo inviato nel nome di Gesù, essi rendono reali le parole di Gesù: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!». Questa realtà divina si rinnova nella liturgia della Messa. Questo perché il sacerdozio della Nuova Alleanza, che Gesù conferì agli Apostoli insieme all’istituzione dell’Eucaristia, divenne una successione ininterrotta grazie al ministero regale che Gesù affidò loro. 

Lo Spirito Santo, mandato nel nome di Gesù, dà vita alle parole di Gesù lasciate sulla terra come Vangelo, rendendole vive. All’interno della Messa, il sacerdozio della Nuova Alleanza è nascosto in modo speciale nella memoria del sacerdote, che è l’«amico dello sposo» (Gv 3,29) dello Spirito Santo. Essi seguono lo Spirito Santo, diventando la Sua bocca, le Sue mani e i Suoi piedi. E la loro preghiera: «Perché diventino per noi il Corpo e il Sangue del Signore nostro Gesù Cristo», è ascoltata dal Padre (cfr. 16,23-24), generando l’Eucaristia. In mezzo a tutto questo, il sacerdote stesso e la congregazione, che assistono a tutto ciò, vedono l’adempimento della preghiera: «Dacci oggi il nostro pane quotidiano». Essi partecipano alla quarta beatitudine, la beatitudine di «coloro che sono invitati al banchetto delle nozze dell’Agnello.» 

Maria K. M.


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