2026/07/13
256. Il Vangelo di Giovanni e il sacerdozio della Nuova Alleanza: L'inimicizia che Dio ha posto
Quando le persone si riuniscono in gruppo, tra di loro circolano spontaneamente delle informazioni («informazioni umane»). Se queste vengono assimilate come parte della propria conoscenza («conoscenza umana») senza distinguerle da sé stessi, se ne ricavano immagini di bene o di male e si crea un’illusione. Quando si percepisce un’immagine del bene, il corpo umano – pur essendo un'entità distinta, proprio come gli altri animali – prova l’illusione di essere un tutt’uno con qualcuno, e ne deriva un grande piacere. Lo si può vedere nelle parole pronunciate dall’«uomo» quando, vedendo la «donna» che Dio gli aveva portato, disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne» (Gen 2,23). Questo perché, proprio come l’«uomo» dell’inizio della Genesi arava la terra insieme allo Spirito Santo e dava un nome agli animali, il Signore Dio concede all’uomo l’esperienza di collaborare inconsciamente con lo Spirito Santo, affinché l’uomo, collaborando con lo Spirito Santo, manifesti l'immagine e somiglianza di Dio.
La spontaneità insita nella funzione riproduttiva dell’uomo, come in quella di ogni altro animale, assicura la conservazione della specie e rende presente l’eternità di Dio onnipotente e la libertà di Dio, che è la verità. Per gli animali, la spontaneità posta nella funzione riproduttiva concentra ogni loro rapporto e legame con gli altri esclusivamente sull’obiettivo di garantire la sopravvivenza della specie. L'uomo, invece, essendo stato creato a immagine di Dio e dotato di potere, ricchezza e autorità affinché possa agire in modo degno della collaborazione con lo Spirito Santo, possiede, nella spontaneità posta nella sua funzione riproduttiva, una forte inclinazione non solo verso la conservazione della specie, ma anche una forte propensione verso il potere, la ricchezza e l’autorità (cfr. blog n. 252). Una spontaneità, caratterizzata da tali inclinazioni è collegata alla "conoscenza umana" della persona. Quando queste inclinazioni vengono trasmesse alla «conoscenza umana» mentre essa sta assimilando le «informazioni umane», esse si sviluppano in bisogni superiori quali il desiderio di approvazione e l’autorealizzazione. Contemporaneamente, accompagnate dal passaggio dall’illusione alla finzione, sfociano nell’azione. Il desiderio che sorse nella «donna» all’inizio della Genesi era quello di diventare «come Dio, conoscendo il bene e il male» (Gen 3,5).
Nel capitolo 1 della Genesi, il Creatore viene chiamato «Dio», e viene indicato che l’opera della creazione, compiuta attraverso la relazione trinitaria, è opera dell’unico Dio (cfr. Genesi 1:1–2:3). Nel capitolo 2, per indicare il Padre e il Figlio, si usa l’espressione «il Signore Dio», mostrando come l’uomo entri nella relazione della Trinità e collabori con lo Spirito Santo (cfr. 2,4–2,22). D’altra parte, nel capitolo 3 della Genesi, quando l’uomo è in grado di collaborare con lo Spirito Santo, si usa l’espressione «il Signore Dio», mentre quando non è in grado di farlo si usa semplicemente «Dio», il che sembra chiarire lo stato e la situazione dell’uomo in quel momento. Ciò si può confermare osservando che, quando ci si rivolge all’«uomo», inizialmente viene attribuito il titolo «il Signore Dio» (cfr. 3:9-10), mentre in seguito viene attribuito «Dio» (cfr. 3:11-12); quando invece ci si rivolge alla «donna», viene attribuito il titolo «il Signore Dio» (cfr. 3:13-15).
È probabile che l’«uomo», nel condividere le informazioni con la «donna», le ha assimilate come propria conoscenza senza fare distinzioni, trovandosi così nel vortice dell’esperienza descritta con le parole: «Ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto» (Gen 3:10). Ben presto le sue parole: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato» (3,12), indicano che il timore di Dio si era trasformato in ostilità. Come era già avvenuto per la «donna», anche alla sua «conoscenza umana» fu trasmessa la forte propensione verso il potere, la ricchezza e l’autorità, insita nella spontaneità posta nella funzione riproduttiva dell’essere umano. In quel momento, la sua «conoscenza umana», già permeata dalle «informazioni umane» che aveva assimilato, non fu più in grado di conservare la propria identità personale, quale si addice a chi sta alla presenza di Dio.
Allora, il «Signore Dio» disse alle «informazioni umane» («il serpente»): «Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gen 3:15). Qui, l’«inimicizia che Dio ha posto» è come una fortezza presente nella «conoscenza umana» che impedisce l’intrusione delle «informazioni umane». Essa protegge la sfera dello spirito umano dalle «informazioni umane». Tuttavia, se l’uomo supera quella fortezza per assimilare le «informazioni umane» e farne parte della propria «conoscenza umana», finirà per soffrire. Questo perché sorgerà una contraddizione tra la «conoscenza umana» che ha assimilato le «informazioni umane» e l’«inimicizia che Dio ha posto». Quando questa lotta si intensifica e, a causa di tale contraddizione, il mondo di finzione generato dalle proprie illusioni sta per essere distrutto, l’uomo cerca di impedirlo rivolgendo la propria ostilità contro il proprio Creatore.
Questa ostilità verso il Creatore, per trovare una soluzione concreta, si trasforma ben presto in ostilità verso il prossimo. L’ostilità verso il prossimo equivale, per così dire, a rivolgere ostilità verso lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo, infatti, è il primo prossimo. L’uomo è stato creato in modo tale che, per manifestare la «nostra imagine», la spontaneità del corpo — a cui sono stati conferiti potere, ricchezza e autorità — fosse normalmente connessa alla «spontaneità di Dio (l’alito di vita)» dell’uomo che manifesta la «nostra somiglianza» attraverso la «conoscenza umana» e la «Parola (l’albero della vita)». In questo stato, l’uomo può collaborare con lo Spirito Santo e manifestare l'immagine e somiglianza di Dio. Lo Spirito Santo è per l’uomo il vero e unico prossimo. Quando giunse il tempo, l’«inimicizia che Dio ha posto» si incarnò in Gesù Cristo (cfr. Lc 2,34-35). Quando un esperto della Legge chiese a Gesù quale fosse il comandamento più importante, Gesù rispose così:
«Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti» (Mt 22,37-40). «Il Signore tuo Dio» indica il Padre e il Figlio. L'unico prossimo che possiamo amare come noi stessi è lo Spirito Santo. Quando una persona cerca di amare lo Spirito Santo come il proprio unico prossimo, l’amore di Dio si riversa su tutti i prossimi.
Maria
K. M.
È stato pubblicato un nuovo articolo sul blog Il Vento diPatmos. Si tratta della traduzione di un articolo che ho inviato e che è stato pubblicato sulla rivista online giapponese Catholic Ai.


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