2026/05/25
249. Il Vangelo di Giovanni e il sacerdozio nella Nuova Alleanza: Il Padre Nostro e le Sette Beatitudini VII
«Beati e santi quelli che prendono parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo, e regneranno con lui per mille anni» (Ap 20,6): il passo in cui è riportata la quinta beatitudine dell’Apocalisse si trova nella parte finale della sezione «Profezia del completamento della liturgia della Messa (capitoli 19-20)» del diagramma «Composizione Profetica dell'Apocalisse» (vedi figura sotto). Il compimento della liturgia eucaristica qui profetizzata appartiene non solo ai sacerdoti che operano con lo Spirito Santo, ma anche alla Chiesa, che è composta da fedeli che si sforzano costantemente di raggiungere la santità per formare tali sacerdoti. Nella puntata precedente abbiamo osservato come la quinta petizione del Padre Nostro, «Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori», racchiuda in sé il perdono dei peccati per tutti gli uomini. Il Padre Nostro continua ad accendere in noi, che lo recitiamo, la fiamma della speranza che ci conduce verso il compimento della liturgia eucaristica e verso la quinta beatitudine dell’Apocalisse.
Insieme all’impegno della Chiesa per perfezionare la liturgia eucaristica, la forza della Parola che purifica i fedeli verso la santità continua ad operare in modo incrollabile. Le suppliche cristiane del Padre Nostro, recitate dai fedeli, si trasmettono attraverso la loro memoria, di persona in persona, fino a raggiungere la comunità di questo mondo. Nella società odierna, dominata dall'informazione, mentre le persone cercano di padroneggiare l'intelligenza artificiale, è indubbio che alcuni, consapevoli di ciò, si stiano allontanando dall'informazione stessa. Gesù, che sulla croce disse: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Luca 23,34), desiderava la salvezza di coloro che sono rimasti affascinati dall'"informazione umana" e che hanno vissuto senza comprenderne il perché, e continua ad attirare queste persone alla liturgia della Messa.
Nel capitolo 19 dell’Apocalisse vengono descritti la
purificazione dei credenti viventi (cfr. Ap 19,11-16) e la purificazione del
mondo sulla quale si irradia l’efficacia della liturgia eucaristica ormai portata a compimento (cfr. 19,17-21). Il capitolo
20 che segue, riguarda invece i morti. Vi si legge: «Poi vidi alcuni troni -
a quelli che vi sedettero fu dato il potere di giudicare - e le anime dei
decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio, e quanti
non avevano adorato la bestia e la sua statua e non avevano ricevuto il marchio
sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille
anni» (20,4). Ciò indica che questi hanno preso parte alla «prima
risurrezione» (20,5) e, insieme a Cristo, partecipano dal cielo alla nostra
liturgia eucaristica. Il «mille anni» corrisponde a un giorno di Dio
(cfr. 2 Pietro 3,8). Si tratta di un tempo continuo, in cui la liturgia
eucaristica viene celebrata costantemente in qualche luogo sulla terra.
Tra i due gruppi di defunti qui descritti, i primi sono i
sacerdoti che hanno portato a compimento, fino alla morte, il ministero del sacerdozio del Nuovo Testamento della celebrazione
dell’Eucaristia, conferiti loro tramite la successione apostolica, con cui Gesù
affidò l'autorità regale agli apostoli
durante l’Ultima Cena. L'espressione la «testimonianza
di Gesù» indica qui la testimonianza resa da Gesù stesso, il quale, quale
Cristo, continuò a perdonare
i peccati per tutta la vita fino alla morte. L'espressione «coloro che furono decapitati a causa… della parola di Dio» si riferisce invece a coloro che, come i sacerdoti, cooperavano con lo
Spirito Santo e che, mediante la Parola di Dio, erano stati purificati dalla «conoscenza umana», come se fossero stati realmente decapitati. Consapevoli di essere il popolo a cui era stato conferito
il sacerdozio del Nuovo Testamento, non adorarono né la «bestia» — simbolo del potere e della
volontà di dominio — né la sua immagine; per questo
non si lasciarono sedurre dal suo inganno.
Quanto sopra costituisce il significato pieno della quinta
beatitudine dell’Apocalisse, alla quale tende la quinta petizione del Padre Nostro, preghiera con cui si implora il perdono dei peccati per tutti gli uomini: «Rimetti a noi i nostri
debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori». «Beati e santi
quelli che prendono parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la
seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo, e regneranno con lui
per mille anni». Coloro che hanno ottenuto questa beatitudine rappresentano
il punto di arrivo del nuovo popolo che aspira alla santità mediante il perdono
dei peccati, e testimoniano la vita eterna che conduce tutti al perdono dei
peccati.
Finora abbiamo seguito il il filo conduttore che unisce il Padre Nostro alle sette
beatitudini dell’Apocalisse. Concluderemo ora
questo argomento, prendendo
in esame le ultime due. Una volta conclusa la liturgia eucaristica, i fedeli ritornano alla routine
quotidiana che li conduce alla Messa successiva. In questo percorso è prevedibile che si trovino nuovamente di fronte alla «bestia»,
al «falso profeta» e agli spiriti maligni. A questa realtà si contrappone la
benedizione di invio impartita dal sacerdote al termine della liturgia eucaristica, con la quale i fedeli vengono mandati nel mondo. In questa benedizione è racchiusa la preghiera affinché
si realizzino la sesta e la settima supplica del Padre Nostro: «Non
abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male». Con questa benedizione,
riprendiamo a vivere orientati verso la Messa successiva. Non significa che siamo usciti dallo spazio della liturgia eucaristica; al
contrario, ne prolunghiamo la realtà nella vita quotidiana. Infatti, la benedizione impartita
dal sacerdote è rivolta con lo sguardo di coloro che «sacerdoti di Dio e del Cristo, e regneranno con lui
per mille anni» accompagnando i fedeli nel loro cammino.
Come insegna il Padre Nostro, per non cadere in tentazione è indispensabile che i fedeli distinguano consapevolmente se stessi dalle «informazioni umane». A tal fine, la sesta beatitudine dell’Apocalisse ammonisce con queste parole: «Ecco, io vengo presto. Beato chi custodisce le parole profetiche di questo libro» (Ap 22,7). Ciò indica che tutto si riassume nel ritornare alla prima benedizione dell’Apocalisse — «Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e custodiscono le cose che vi sono scritte: il tempo infatti è vicino» (1,3) — perseverando così nel ciclo di formazione spirituale proposto dall'Apocalisse. Questa è proprio l’unica formazione spirituale che il Padre celeste ha donato attraverso Cristo, affinché i fedeli siano custoditi dal male e giungano alla settima beatitudine dell'Apocalisse: «Beati coloro che lavano le loro vesti per avere diritto all'albero della vita e, attraverso le porte, entrare nella città» (22,14) (cfr. 1,1). Tale cammino conduce i credenti alla partecipazione alla vita eterna e li mantiene sotto la protezione del Signore contro il male.
Maria
K. M.

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