Rivelazione di Gesù Cristo, al quale Dio la consegnò per mostrare ai suoi servi le cose che dovranno accadere tra breve. Ed egli la manifestò, inviandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni, il quale attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto. (Apocalisse 1:1-2)

 2026/09/14


265. Il Vangelo di Giovanni e il sacerdozio della Nuova Alleanza: dal demone a Satana

Proseguiamo la riflessione della volta scorsa. Nel capitolo 6 del Vangelo di Giovanni, dopo che molti dei discepoli che ascoltavano le parole di Gesù se ne erano andati, Gesù chiese ai dodici discepoli rimasti: «Volete andarvene anche voi?» (Gv 6,67). Simone Pietro rispose: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (6,68-69). La risposta di Gesù a queste parole è sconvolgente, poiché uno dei «noi» citati da Pietro viene paragonato al diavolo. La causa di ciò risiedeva nello stato di Giuda, figlio di Simone Iscariota, che aveva constatato la realtà secondo cui «molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui» (6,66). 

Lo stato di Giuda in quel momento era lo stesso descritto nel capitolo 3 della Genesi, quando la «donna», mentre rifletteva su ciò che Dio aveva comandato, giunse alla conclusione: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male» (Gn 3,4-5). In quel momento, la «donna», che aveva fatto proprie le «informazioni umane» trasformandole in conoscenza personale, può essere paragonata al diavolo. E così, cogliendo l’occasione offerta dalle parole che seguono – «Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza» (3,6) – prese il frutto che Dio aveva proibito di mangiare, ne mangiò e ne diede anche al marito che era con lei. La «donna» nel momento in cui compì questo atto può essere paragonata a uno stato in cui «Satana era entrato in lei». Il diavolo diventa Satana nel momento in cui coglie l’occasione per compiere l’atto vero e proprio. Giuda, approfittando del fatto che «molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui», avrebbe potuto decidere di allontanarsi da Lui. 

Tuttavia, rimase al fianco di Gesù. In seguito fu spiegato che ciò avvenne perché era un ladro, aveva la custodia del forziere e ne sottraeva il contenuto (cfr. Gv 12,6). Il fatto che egli sia rimasto al fianco di Gesù pur rimanendo nella condizione di «diavolo», gli procurò un grande conflitto interiore. Questo perché stavano per avverarsi le parole che Dio aveva rivolto alla «donna» nella Genesi: «Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gn 3,15). Questa parola di Dio si era già manifestata con effetto su Caino, discendente della «donna». Grazie all’«inimicizia posta da Dio», nonostante avesse commesso il peccato di omicidio, egli si era rivolto a Dio con timore per ciò che aveva fatto ed era stato salvato. Ora, colui che  Giuda aveva davanti a sé era proprio Gesù , nel quale si era fatto uomo, l’«inimicizia posta da Dio» (cfr. Lc 2,34-35). 

L’uomo, per manifestare l’immagine e somiglianza di Dio in collaborazione con lo Spirito Santo, ha ricevuto una «conoscenza umana» adeguata alla sua natura, che gli permette di mantenere l’equilibrio tra la sfera spirituale – creata a immagine di Dio – e la sfera carnale – creata a forma di Dio e dotata di ricchezza, potere e autorità che non si trovano in nessun’altra creatura (cfr. blog n. 252). Anche quando Dio si è incarnato e si è manifestato davanti agli uomini come Gesù, l’«inimicizia posta da Dio» rimaneva all’interno di quella persona, accanto alla «conoscenza umana», proprio nel momento in cui le «informazioni umane» entravano in relazione con la sua «conoscenza umana». Pertanto, il conflitto che si verifica quando si assimilano come propria conoscenza le «informazioni umane» custodite nella propria memoria, senza distinguerle da sé stessi – che dovrebbero collaborare con lo Spirito Santo –, è, a causa dell’evoluzione, di una portata incomparabilmente maggiore rispetto a quello della «donna» della Genesi o di Caino. 

«Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!» (Mt 26,24): nelle parole pronunciate da Gesù durante l’Ultima Cena traspare l’amarezza di Dio fatto uomo. Si potrebbe dire che la domanda di Gesù alla fine del capitolo 6 di Giovanni, «Volete andarvene anche voi?», fosse rivolta in particolare a Giuda. Questo perché Gesù, venuto nel mondo come l’«inimicizia posta da Dio» stessa, era proprio «l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29), come aveva detto Giovanni Battista. È stato Gesù a dire: «Io sono il pane della vita» (6,35). L’Eucaristia, che nella liturgia della Messa si manifesta come Corpo di Cristo, rivolge la domanda «Volete andarvene anche voi?» anche al Giuda che si nasconde dentro di noi credenti. 

Attualmente, quando il sacerdote prende il Santissimo Sacramento e recita le parole: «Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo. Beati gli invitati alla cena dell’Agnello», i fedeli di tutto il mondo, sia il sacerdote che l’assemblea, rispondono all’unisono: «O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma di’ soltanto una parola e io sarò salvato». Tuttavia, c’è un contrasto tra questa risposta e il fatto che, subito dopo, si riceva il Santissimo Sacramento. Inoltre, all’inizio della funzione eucaristica, tutti i fedeli recitano insieme il Padre Nostro, pregando: «Dacci oggi il nostro pane quotidiano». Cosa significa, in realtà, questo strano spettacolo a cui assistiamo noi fedeli cattolici? 

Se ricordiamo che in seguito viene spiegato che Giuda rimase con Gesù perché era un ladro, aveva la custodia del forziere e ne sottraeva il contenuto, siamo costretti a chiederci nuovamente quale sia il motivo per cui noi rimaniamo in una realtà simile. 

Maria K. M.


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