Rivelazione di Gesù Cristo, al quale Dio la consegnò per mostrare ai suoi servi le cose che dovranno accadere tra breve. Ed egli la manifestò, inviandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni, il quale attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto. (Apocalisse 1:1-2)

 2026/06/22


253. Il Vangelo di Giovanni e il sacerdozio della Nuova Alleanza: spontaneità e conoscenza

Come abbiamo visto nella precedente riflessione, il Signore Dio ha creato nella memoria dell’uomo un regno spirituale con «polvere del suolo» (Genesi 2:7), facendo sì che la «spontaneità di Dio (l’alito di vita)» e la «conoscenza umana» si collegassero in quel regno spirituale attraverso la «Parola (l’albero della vita)». Quando Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine» (1,26), con «a nostra immagine» si intendeva l’unicità di Dio, mentre con «a nostra somiglianza» si intendeva il fatto che Dio è Spirito e vive in una relazione trinitaria tra Padre, Figlio e Spirito Santo; l’uomo fu così completato come essere dotato di queste due caratteristiche divine. Dio non solo dotò l’uomo di queste caratteristiche, ma desiderò anche accoglierlo nella relazione trinitaria che è Dio stesso. Pertanto, nel capitolo 1 della Genesi, il Creatore viene chiamato «Dio» per sottolineare che l’opera della creazione, compiuta attraverso la relazione trinitaria, è opera dell’unico Dio; nel capitolo 2, invece, per indicare il Padre e il Figlio, viene utilizzato il termine «il Signore Dio», sottolineando così come l’uomo entri nella relazione del Dio trinitario e collabori con lo Spirito Santo. 

Nel libro della Genesi, dove si legge: «Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male» (Gn 2:9), «ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare» rappresenta, per noi credenti, il Nuovo Testamento. «Mangiarlo» significa leggerlo e ascoltarlo; l’espressione «ogni sorta di alberi» indica che esso si rivolge a tutti gli uomini. Chiunque può diventare un tralcio della vite, unito alla Parola. Nell’Apocalisse si legge che l’autore, obbedendo alle parole dell’angelo che gli ordinò: «Prendilo e divoralo» (Ap 10,9), scrisse: «Presi quel piccolo libro dalla mano dell'angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l'ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l'amarezza» (10,10). 

Il Nuovo Testamento è molto più breve dell’Antico Testamento, e, perciò, è più facile da leggere e da ascoltare. Tuttavia, quando la Parola viva raggiunge il profondo dell’anima purifica l’uomo mediante la verità e può essere avvertita come una medicina amara. Ma proprio questo conduce ciascun credente a rivolgersi allo Spirito Santo, e gli permette di partecipare alla stessa formazione dell’«uomo» delle origini della Genesi, che doveva «lo coltivasse e lo custodissevi» (Gn 2,15). «Lo» indica, proprio come per l’«uomo» del principio, la memoria stessa del credente. L’autore dell’Apocalisse, in seguito, riceve l’ordine di profetizzare nuovamente. Egli era accompagnato dagli angeli nel mondo del libro profetico, noi, invece, collaboriamo con lo Spirito Santo, come il primo «uomo» all'inizio della Genesi. È così che annunciamo il Vangelo. La Genesi descrive la collaborazione del primo «uomo» con lo Spirito Santo nel modo seguente : 

«Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome» (Gn 2,19).

Il primo «uomo», creato dal Signore Dio come unico essere umano, in cui la «spontaneità di Dio (l`alito di vita)» e la «conoscenza umana» erano collegate nel regno dello spirito attraverso la «Parola (albero della vita)», collaborava con lo Spirito Santo, quando diede un nome a ogni essere vivente, «quello doveva essere il suo nome». Anche noi credenti, proprio come Il primo «uomo», quando la «spontaneità di Dio (l’alito di vita)» e la «conoscenza umana» sono collegate nel regno spirituale tramite la «Parola (l’albero della vita)», possiamo collaborare con lo Spirito Santo, inviato nel nome di Gesù, in una profonda armonia e sintonia con Lui. 

Come abbiamo visto nella precedente riflessione, il Giardino di Eden, di cui si legge nella Genesi: «Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi» (Gn 2,10), rappresenta la memoria dell’uomo. Il regno della memoria è il luogo in cui opera lo Spirito Santo, come disse Gesù: «Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,26). All’uomo è stata concessa la conoscenza, paragonata al fiume che sgorga per opera dello Spirito Santo e irriga il giardino (la memoria). E proprio in quel primo fiume, che da lì si divide in quattro, risiede la spontaneità della funzione riproduttiva, concessa dalla parola di Dio che comandò: «Siate fecondi e moltiplicatevi» (Gn 1:28). La funzione riproduttiva ha infatti la missione di trasmettere tutta l’informazione dell’individuo alla prole, per la sopravvivenza della specie. 

Anche agli animali è stata concessa la conoscenza, ma essi sono stati progettati per affidarsi all’operato della spontaneità insita nella funzione riproduttiva e concludere così la propria vita. D’altra parte, la «conoscenza umana», che nel regno dello spirito si collega alla «spontaneità di Dio (l’alito di vita)», pur rimanendo connessa alla spontaneità del corpo insita nella funzione riproduttiva, compie una serie di opere in collaborazione con lo Spirito Santo. Quando il Signore Dio divise l’«uomo» in uomo e donna e condusse la «donna» presso l’uomo, nelle parole dell’«uomo» — «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall'uomo è stata tolta» (Gn 2:23) — si manifesta proprio questa situazione. La funzione riproduttiva che era stata loro concessa (cfr. 2,24) funzionava normalmente in quel momento (cfr. 2,25). In questa situazione, il grave problema che si presentò ai due derivò dall’«informazione umana» che si manifestò tra gli esseri umani, ormai diventati più di uno. 

Tuttavia, il fatto che l’«informazione umana» si fosse manifestata non era di per sé un problema. Il problema è che, quando la «conoscenza umana» assimila l’«informazione umana» senza distinguerla da sé stessa, si generano illusioni e finzioni. Queste creano una realtà virtuale, e la «conoscenza umana» di chi vi rimane intrappolato perde il contatto con la «Parola (Albero della Vita)», non riuscendo più a mantenere il proprio regno spirituale. E alla fine, per evitare questo pericolo, l’uomo finisce per aggrapparsi all’«Albero della Conoscenza del Bene e del Male» – che il Signore Dio ha fatto crescere al centro della memoria umana insieme all’«Albero della Vita» – facendone il proprio punto di appoggio. Gesù ammonisce severamente i discepoli a cui ha conferito il sacerdozio della Nuova Alleanza con queste parole: «Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano» (Gv 15,6). 

Maria K. M.


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