Rivelazione di Gesù Cristo, al quale Dio la consegnò per mostrare ai suoi servi le cose che dovranno accadere tra breve. Ed egli la manifestò, inviandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni, il quale attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto. (Apocalisse 1:1-2)

 2026/06/08


251. Il Vangelo di Giovanni e il sacerdozio della Nuova Alleanza: due forme di spontaneità

Per trasmettere l’essenza del sacerdozio della Nuova Alleanza, il Vangelo di Giovanni, a partire dal capitolo 5, descrive come Gesù si confronti a fondo con le «informazioni umane». Prima di proseguire, vorrei quindi tornare a riflettere sulle «informazioni umane» che abbiamo esaminato finora. 

Anzitutto, osservando attentamente l’immagine qui sopra, alla destra di Gesù si trova Giuda Iscariota, il quale, pur nascondendo nel suo cuore un piano malvagio, lo bacia con affetto. Alla sinistra c’è Pietro, spinto da buone intenzioni nel tentativo di proteggere Gesù, che sta per assalire con la spada un servo del sommo sacerdote. Il motivo per cui Pietro aveva con sé la spada era che, dopo la cena pasquale, mentre si recavano sul Monte degli Ulivi per pregare, dalla conversazione tra Gesù e i discepoli aveva dedotto che doveva portarla con sé (cfr. Luca 22,35-38). Intorno a loro, i soldati, addestrati a obbedire agli ordini dei superiori e a eseguire fedelmente il proprio compito, stanno cercando di arrestare Gesù. Qui, si vedono persone che hanno assimilato dentro di sé varie «informazioni umane» come fossero la propria conoscenza e che, ciascuna secondo la propria virtù o il proprio senso etico, circondano Gesù. In mezzo a loro, solo Gesù, che intende compiere la volontà del Padre, se ne sta in piedi guardando fisso davanti a sé. 

La differenza tra questo Gesù e le altre persone sta nella sua spontaneità. Tutto il creato è l’esistenza stessa ed è stato creato dalla Parola con cui Dio, che dice «Io sono», ha comandato «Sia». Le creature, che esistono in risposta a ciò, hanno ricevuto la spontaneità necessaria alla loro esistenza. Grazie a questa spontaneità che Dio ha manifestato nelle creature, l’intero creato rende presente l'eternità dell'onnipotente Dio e la libertà di Dio, che è la Verità, e così gli rende lode. 

Tra le creature, gli esseri viventi rispondono al «Sia» di Dio con la spontaneità che permette loro di sopravvivere secondo la propria specie. Inoltre, agli animali è stata donata una spontaneità conforme alla loro natura grazie alla Parola con cui Dio ha comandato: «Siate fecondi e moltiplicatevi» (cfr. Genesi 1,22.28). Grazie a questa spontaneità, gli animali custodiscono la continuità della vita della loro specie e, al tempo stesso, ogni singolo individuo offre lode a Dio vivendo fino in fondo il tempo limitato della propria vita. Così, per tutti questi esseri viventi, lasciare discendenti e garantire la sopravvivenza della propria specie rappresenta la missione a cui dedicare l’intera esistenza. Pertanto, la spontaneità degli animali, che emerge dalla parola «Siate fecondi e moltiplicatevi», spinge con forza verso la sopravvivenza della propria specie. Non è esagerato affermare che il programma di mantenimento della vita degli animali sia gestito dal funzionamento delle funzioni riproduttive. 

Gli esseri viventi, al fine di ottimizzare la sopravvivenza della specie, hanno ricevuto nella loro memoria le conoscenze adeguate alla propria natura. La spontaneità, unendosi alla conoscenza, si traduce nell’azione. Negli animali dotati di tale spontaneità, in risposta alla parola di Dio che comanda «Siate fecondi e moltiplicatevi», tale conoscenza è subordinata al funzionamento delle funzioni riproduttive. Sostituirla con termini come «istinto» o «desiderio sessuale» rappresenta un’interpretazione troppo ristretta. Gli esseri viventi, per mantenere la propria specie, condividono tra i singoli individui le rispettive conoscenze;  quando vivono in gruppo, e da ciò si manifesta l’«informazione». Il modo in cui tale informazione può essere ottimizzata diventa un fattore cruciale per la sopravvivenza della specie, e così vengono elaborate strategie adeguate a ciascun essere vivente. È lì che ha luogo la selezione naturale. 

L’informazione che si manifesta quando gli esseri viventi si riuniscono in gruppo non è una creazione di Dio, né è qualcosa che Dio abbia comandato. Tuttavia, essa riflette l’essenza di Colui che ha creato l’universo intero attraverso le relazioni della Trinità. Gli esseri viventi, grazie all’evoluzione della conoscenza che deriva dall’informazione che si manifesta tra individui della stessa specie, riescono ad adattarsi al mondo e a continuare a sopravvivere. Dio osservò la propria creazione, compresa questa, e la vide che era cosa buona. Tra queste informazioni, quelle relative all’«uomo» evolvono in modo estremamente rapido e sofisticato. Questo perché Dio, partendo dal presupposto che l’uomo, creato a sua immagine, manifestasse la «nostra somiglianza» (Genesi 1:26), gli ha conferito una conoscenza adeguata alla sua natura. Se la spontaneità di ogni persona, nell’interesse della propria discendenza, si orienta verso l’ottimizzazione sfruttando le informazioni, essa sprigiona una forza esplosiva. Prevedendo ciò, Dio, nel manifestare la «nostra somiglianza» nell’uomo, lo creò inizialmente come un unico individuo. 

Gesù disse: «Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità» (Gv 4,24). Perciò, quando Dio dice di manifestare nell’uomo «la nostra immagine» significa conferirgli il suo Spirito. Pertanto, nel capitolo 2 della Genesi, a differenza del capitolo 1 dove il Creatore dell'universo è chiamato semplicemente «Dio» in riferimento all'azione creatrice della Trinità, dal versetto 4 compare l'espressione «il Signore Dio». Ciò indica la relazione tra il Padre e il Figlio. Per donare lo Spirito all’uomo e introdurlo nella comunione della vita trinitaria, il Padre e il Figlio si pongono di fronte all’uomo e allo Spirito Santo che opera in lui, instaurando così una relazione personale con l'essere umano. Quindi il «Signore Dio» soffiò il «alito di vita» nelle narici dell’uomo. Il «alito di vita» è la «spontaneità di Dio» che il Padre suscita nell’uomo in modo conforme alla sua natura, attraverso il soffio dello Spirito Santo, affinché l’uomo possa collaborare con lo Spirito Santo.

Così l’uomo si è trovato a possedere in relazione alla conoscenza, due forme di spontaneità. Una è la spontaneità del corpo, che deriva dalla parola di Dio: «Siate fecondi e moltiplicatevi». L’altra è la spontaneità divina soffiata nelle sue narici affinché l'uomo manifesti l’immagine di Dio,  che è Spirito. Dio ha formato l’uomo affinché la conoscenza, conforme alla sua natura, si collegasse armoniosamente alla spontaneità di Dio, in modo che l’uomo vivesse in collaborazione con lo Spirito Santo e partecipasse alla realtà divina della vita eterna. Anche Gesù sottopose i discepoli alla stessa formazione. E con Pietro, capo degli apostoli, fu particolarmente severo, insegnandogli a distinguere le «informazioni umane» da se stesso. Come si vede nell’immagine sopra, «Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio destro» (Gv 18,10). Nel Vangelo di Luca si legge: «Ma Gesù intervenne dicendo: "Lasciate! Basta così!". E, toccandogli l'orecchio, lo guarì» (Luca 22,51).

Qui Gesù mostrò infine a Pietro, con il proprio esempio, l’immagine dell’uomo in comunione con la spontaneità di Dio. 

Maria K. M.


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