2026/04/20
244. Il Vangelo di Giovanni e il sacerdozio della Nuova Alleanza: Il Padre Nostro e le sette beatitudini II
Riprendiamo la nostra precedente riflessione. I credenti che si rivolgono a Dio dicendo «Padre nostro che sei nei cieli» per poterlo fare con lo stesso cuore di Gesù e fare propria l`invocazione «sia santificato il tuo nome», trova nell`Apocalisse che, delle sue 22 capitoli di formazione, più della metà é dedicata proprio a questo scopo. Come indica la prima beatitudine — «Beato chi legge ad alta voce le parole della profezia, e beati coloro che ascoltano e che osservano ciò che vi è scritto; poiché il tempo è vicino» (Ap 1,3) — iniziando prontamente questo cammino di formazione, il nome del Padre celeste viene progressivamente santificato nella persona che si sta formando. Questo perché, se si inizia senza indugio la pratica di leggere ad alta voce e ascoltare le parole dell’Apocalisse, l’acqua purificatrice scorre nell’intimo di chi si forma. Col tempo, il partecipante alla formazione arriverà a vedere che la propria voce, mentre recita «Padre nostro che sei nei cieli», si riveste sempre più di verità.
Il partecipante alla formazione che legge ad alta voce le parole profetiche dell’Apocalisse e ascolta quella voce ogni giorno, come se bevesse acqua, si renderà conto che questa pratica si sovrappone alla routine quotidiana, orientata verso la Messa. Questo perché, mentre vive quella routine, egli comincia gradualmente a osservare gli eventi che si dispiegano davanti a lui. Influenzato dall’autore dell’Apocalisse, il partecipante alla formazione inizia ad adottare un atteggiamento interiore che gli permette di considerare le «informazioni» entrate nella sua memoria come distinte da sé stesso. Così, la preghiera «Venga il tuo regno» cresce in intensità. Questa supplica corrisponde all’addestramento della seconda beatitudine dell’Apocalisse. Attraverso questa disciplina, riportata come «Scrivi: d'ora in poi, beati i morti che muoiono nel Signore. Sì - dice lo Spirito -, essi riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono» (Ap 14,13), il credente sperimenta personalmente l’essenza della preghiera «Venga il tuo regno» e riceve una risposta.
Man mano che la persona in formazione impara a considerare le «informazioni» distinguendole da sé stesso, gradualmente si accorge delle contraddizioni tra i ricordi acquisiti da quelle «informazioni» e ora custoditi come propria conoscenza, e la Parola di Dio custodita come conoscenza dentro di sè; e cerca allora di risolvere tali contradizioni. Questo non solo provoca angoscia interiore, ma può anche causare fatica e difficoltà esterne quando il suo atteggiamento di cercare di obbedire alla Parola si riflette nelle sue parole e azioni davanti alle persone che incontra nella sua routine quotidiana, orientata verso la Messa. Questo perché, proprio come il mondo ha trattato Gesù, così anche loro cercheranno di rifiutare colui che chiama Dio «Padre che sei nei cieli». Questa è l’esperienza di «coloro che muoiono nel Signore» per la persona in formazione. Essa continua fino a quando non partecipa finalmente alla Messa. All’interno della Messa, la persona in formazione si ricongiunge con la Parola e l’Eucaristia. Questo è ciò che si intende con le parole: «possano riposare dalle loro fatiche, poiché le loro opere li seguono!»
Gesù, che aveva detto: «Vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio» (Lc 22,18), annunciò la venuta del Regno di Dio ricevendo l’aceto sulla croce (cfr. Gv 19,30). Gesù, che è presente nell’Eucaristia insieme al Padre, contempla il momento in cui la Chiesa, avendo ricevuto il Suo sangue e la Sua acqua, porta a compimento il Regno di Dio nella liturgia eucaristica. Anche nel XXI secolo, la liturgia eucaristica rimane un’opera in corso. Tuttavia, il sacerdozio della Nuova Alleanza, che Gesù conferì agli Apostoli all’istituzione dell’Eucaristia per mezzo dello Spirito Santo inviato nel Suo nome, si perpetua attraverso la regalità affidata agli Apostoli ed è costantemente al servizio della «mensa del Signore» (cfr. Lc 22,30 / questo blog n. 237). Pertanto, la routine quotidiana dei fedeli può essere orientata verso la Liturgia della Messa, che manifesta il Regno di Dio che Gesù ha conquistato per noi sulla Croce.
La terza petizione del Padre Nostro, «Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra», trova la sua risposta nella terza beatitudine dell’Apocalisse: «Ecco, io vengo come un ladro. Beato chi è vigilante e custodisce le sue vesti per non andare nudo e lasciar vedere le sue vergogne» (Ap 16,15). Proprio come è detto: «Ecco, io vengo come un ladro», anche i credenti battezzati possono non riconoscere le opportunità di incontrare lo Spirito Santo, mandato nel nome di Gesù, nella loro vita quotidiana. Se non si accorge di quell’occasione, non ne prende coscienza e non agisce insieme allo Spirito Santo, le azioni di quel credente sono, davanti a Dio, come quelle di una persona che cammina nuda ed è vista, provando vergogna. Perciò, il Padre ha mostrato l’Apocalisse. Dobbiamo continuare a esercitarci a leggerla ad alta voce e ad ascoltare la sua voce, coltivando così un'affinità con lo Spirito Santo. Non dobbiamo dimenticare le parole scritte all'inizio di questo libro profetico.
Esse sono: «Rivelazione di Gesù Cristo, al quale Dio la consegnò per mostrare ai suoi servi le cose che dovranno accadere tra breve. Ed egli la manifestò, inviandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni» (Ap 1,1). Attraverso la formazione dell'Apocalisse, si ottiene non solo la beatitudine di essere «vigilante e custodisce le sue vesti». Questa formazione sostiene coloro che cercano di rimanere sempre désto alla verità e cerca di operare in unità con lo Spirito Santo. Costui è un cristiano rivestito della veste dello Spirito Santo, mandato nel nome di Gesù, ed è un credente che, mediante lo Spirito Santo, rende presente Gesù Cristo nel mondo. Chi giunge a conoscere e a fare esperienza di questo modo di operare, desidera sinceramente che «Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra», e, per mettere in pratica le parole di Gesù che seguono, si impegna a vivere nella verità, dimorando con lo Spirito Santo nella loro routine quotidiana, orientata verso la celebrazione della Messa:
«Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo» (Gv 6,27).
Maria
K. M.

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